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             PER COLORO CHE  AMANO   CONOSCERE – APPROFONDIRE – DISCUTERE   IL TESTO DEL VANGELO     OGNI LUNEDI’ - ORE 20.30... Read More... (Leggi Tutto)
Preghiamo con i Santi
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E' INIZIATO IL PERCORSO    Sono gli incontri per i bambini ed i ragazzi delle medie    Sabato: 15.00 - 16.30   e l'Animazione per elementari,... Read More... (Leggi Tutto)
Catechesi 2016-2017
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Convocazione domenicale
 Ogni domenica il Signore ti convoca al banchetto, insieme ai tuoi fratelli, non lasciare vuoto il tuo posto!           Read More... (Leggi Tutto)

NATALE 2018

 

FELICE INCONTRO

CON GESU´

CHE VIENE A CERCARTI !

 

L’augurio più sentito e sincero che ti rivolgo è che ti possa trovare e che tu gli apra la porta per accoglierlo.

Leggi tutto: Natale 2018

AVVENTO- 2018

 

TEMPO DI ATTESA…

… TEMPO DI PREPARAZIONE

 

Regem venturum Dominum, venite adoremus.

Sta per venire il Signore, venite ad adorarlo.

Questo è il clima spirituale che avvolge tutto l’Avvento:

sta per venire il Signore, prepariamoci!

 

Tre sono le piste che ogni buon cristiano, serio e coscienzioso, cerca di seguire in questo tempo particolare per essere pronto e gioioso ad accogliere l’Emmanuele.

 

1. Impegno personale. Maggiore spazio dato alla preghiera, alla riflessione, alla partecipazione all’eucarestia feriale…

2. Impegno famigliare. Volontà di coinvolgere la famiglia in questo percorso, seppur con gesti semplici, riflessioni appropriate, proposte di partecipazione…

3. Impegno comunitario. Presenza fedele all’incontro eucaristico delle quattro domeniche. Partecipazione all’eucarestia del giovedì, alle ore 20.30.

Riconciliazione comunitaria, di giovedì 20, alle ore 20.30.

 

Grazie Signore, che vieni e ti servi anche di me per comunicare questo lieto annuncio ai fratelli !

Tre sono i personaggi biblici che ci offriranno spunti per la riflessione:

 

ISAIA

 

Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse,

un virgulto germoglierà dalle sue radici.

Su di lui si poserà lo spirito del Signore,

spirito di sapienza e d'intelligenza,

spirito di consiglio e di fortezza,

spirito di conoscenza e di timore del Signore.

Si compiacerà del timore del Signore.

Non giudicherà secondo le apparenze

e non prenderà decisioni per sentito dire; 

ma giudicherà con giustizia i miseri

e prenderà decisioni eque per gli umili della terra.

Percuoterà il violento con la verga della sua bocca,

con il soffio delle sue labbra ucciderà l'empio. 

La giustizia sarà fascia dei suoi lombi

e la fedeltà cintura dei suoi fianchi. 

Il lupo dimorerà insieme con l'agnello;

il leopardo si sdraierà accanto al capretto;

il vitello e il leoncello pascoleranno insieme

e un piccolo fanciullo li guiderà.

La mucca e l'orsa pascoleranno insieme; i loro piccoli si sdraieranno insieme.

Il leone si ciberà di paglia, come il bue. 

Il lattante si trastullerà sulla buca della vipera;

il bambino metterà la mano nel covo del serpente velenoso. 

Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno

in tutto il mio santo monte,

perché la conoscenza del Signore riempirà la terra

come le acque ricoprono il mare. Is. 11,1-9

 

 

GIOVANNI BATTISTA

 

Giovanni andò a vivere nel deserto, conducendo una vita di penitenza e di preghiera, secondo la tradizione ebraica del voto di nazireato:

"Giovanni portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi;

il suo cibo erano locuste e miele selvatico" Mc. 1,6.

Nei Vangeli è definito

"voce di uno che grida nel deserto, come è scritto nel profeta Isaia:

Ecco, io mando il mio messaggero davanti a te, egli ti preparerà la strada.

Voce di uno che grida nel deserto: preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri";

o nelle profezie di Malachia

"Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo

tempio il Signore, che voi cercate; l'angelo dell'alleanza, che voi sospirate, ecco viene, dice il Signore

degli eserciti."…

 

MARIA

 

Al sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, 2

7a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. 

Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». 

A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. 30L'angelo le disse:

«Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.

31Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.

32Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo;

il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre

33e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

34Allora Maria disse all'angelo:

«Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?».

35Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra.

Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio.

36Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio

e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile:

37nulla è impossibile a Dio».

38Allora Maria disse:

«Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».

E l'angelo si allontanò da lei. Lc. 1,26-38

 

Maria, accompagnami tu e fà che non sprechi questo tempo prezioso dell’Avvento.

A Natale sarò uno dei pastori che, stupito ed ammirato, adorerà con te il Bambino,

venuto per aiutarci!

 

 

AI COLLABORATORI CON UN GRAZIE PER IL SERVIZIO PRESTATO

ED UN ANTICIPO PER QUELLO CHE FAREMO!

 

 

 

 

Stimati collaboratori, terminate le “fatiche” delle ferie, stiamo per riprendere le attività pastorali.

Inizieremo nel migliore dei modi: con La Riconciliazione, bagno salutare per scrollarci di dosso tutte le tossine e impurità che inevitabilmente ci hanno contagiato in questi mesi di vacanza (?). In verità per alcuni la vita scorre proprio bene senza farsi mancare nulla (ringraziate ogni giorno il Signore), per altri è un po’ più ordinaria, per gli sfaccendati o egoisti, monotona!

Riprendiamo con entusiasmo. Via da noi stanchezza, malinconia, gelosia, risentimento. Non lavoriamo per il parroco, il diacono, il sacrestano, i parenti, i compaesani, ma per il Signore!

Questo pensiero dovrebbe esaltarci e allontanarci da ogni tentativo di rinuncia o abbandono.

 PERO’, come nella vita, o s’imposta il tutto nell’orizzonte dell’amore o e meglio rinunciare !

 Lungi da noi l’essere condizionati, nel nostro impegno, nella nostra disponibilità, dall’umore, dal pettegolezzo, dal menefreghismo di alcuni.

Ogni cristiano per sentirsi ed essere tale, dovrebbe svolgere un piccolo o grande impegno per la comunità in cui vive indipendentemente dalle preferenze personali alle quali nessuno chiede la rinuncia. Vivere alle spalle degli altri lasciamolo a chi si pensa più sapiente, moderno, avanzato.

Per i più sbadati, ricordiamo alcuni modi di essere vivi nella comunità.

Il più semplice e alla portata di tutti è pregare ogni giorno per la propria comunità…

Partecipare all’eucarestia feriale in cui si prega per sé e per gli altri è “super”…

Collaborare nell’ambito della Liturgia o della Catechesi o della Carità …

Collaborare al decoro della chiesa, degli ambienti dell’oratorio… (ho preso qualche volta la scopa in mano, ho portato qualche fiore per renderla più bella accogliente?)…

Collaborare con le varie Associazioni che hanno come punto di riferimento la Comunità cristiana…

Aggiungiamo l’estro, il genio personale e avremo delle piacevoli sorprese…

Infine, ringraziamo il Signore per quei cristiani, e sono la maggioranza, che impeccabili, imperturbabili, usano quando va a genio o quando hanno tempo, della chiesa, pronti però e disponibili a far notare quello che non va, mentre loro non muovono neppur un dito, non si sporcano le mani, non si coinvolgono minimamente. Costoro sono il test più affidabile per saggiare la profondità della nostra fede che sorretta da una sviluppata spiritualità guarda, osserva, pazienta, usa misericordia, intercede… e non abbandona Colui che con un sorriso ti chiede una mano…

 Aiutiamoci ad essere così!

Don Renato

Passons, 6 settembre 2018

 

PROGRAMMA DELLE CELEBRAZIONI 2018

 

 GIOVEDI’ 6, ore 20.30, Riconciliazione

 SABATO 8, ore 20.30, Concerto

 

DOMENICA 9,  

ore 10.00,

Celebrazione eucaristica

ore 15.00,

Vespero e processione

ore  16.30,

Concerto bandistico

 

 

Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio,

 

Santa Madre di Dio:

 

non disprezzare le suppliche di noi 

 

che siamo nella prova,

 

ma liberaci da ogni pericolo, 

 

o Vergine gloriosa e benedetta.

 

 

 

 

 GIOVEDI' 6 SETTEMBRE 2018

 

BENVENUTO

A RICEVERE IL PERDONO

DEL SIGNORE !

 

CON IL SUO AIUTO,

CHIEDILO ED OFFRILO

ANCHE AI TUOI FRATELLI

 

ORE 20.30 , CELEBRAZIONE COMUNITARIA DELLA RICONCILIAZIONE

 

unzione degli infermi

(un’occasione per riflettere)

 

 13«Chi tra voi è nel dolore, preghi; chi è nella gioia, canti inni di lode. 14Chi è malato, chiami presso di sé i presbìteri della Chiesa ed essi preghino su di lui, ungendolo con olio nel nome del Signore. 15E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo solleverà e, se ha commesso peccati, gli saranno perdonati». Gc. 5,13-15

 

Questo testo dell’apostolo Giacomo è posto a fondamento del sacramento dell’Unzione dei malati, sacramento messo ai margini dalla tradizione cattolica perché celebrato quasi esclusivamente in punto di morte.

La pietà umana, il dolore per il distacco dalla persona cara ebbero la meglio sul significato religioso profondo e spiritualmente elevato, di vivere insieme nella preghiera, nella fiducia e nell’abbandono a Dio il difficile e traumatico passaggio dalla vita alla morte.

Salvo rare e plausibili eccezioni, la preoccupazione prevalente era quella umana che portava a tener nascosto il momento finale e consigliava il sacerdote a non farsi capire dall’infermo o meglio ancora ad attendere che non fosse più in grado di sentire e di comprendere quello che gli veniva amministrato.

In questa prospettiva è evidente l’emarginazione di questo sacramento che invece, come tutti i sacramenti, ha lo scopo di procurare la forza, l’aiuto, la grazia del Signore.

Riportare all’origine, il valore ed il significato di questo strumento di grazia sarà un’impresa titanica, ma che dev’essere certamente perseguita con tenacia e costanza.

La sofferenza e la morte sono l’interrogativo, il cruccio più drammatico per ogni uomo, e sono pure la realtà in cui, prima o poi, ognuno si trova coinvolto.

Non corrisponde al vero l’idea che il vangelo favorisca la rassegnazione, l’accettazione passiva, l’ineludibilità basti pensare alle grida d’aiuto dei malati e alle guarigioni operate dal Signore.

Il pensiero cristiano evidenzia un duplice atteggiamento da seguire.

Mentre impegna l’uomo nella studio, nella ricerca, nella scoperta, nel ridimensionamento della sofferenza o della malattia, propone di trasformare la sofferenza inevitabile in occasione per ripensare se stessi,  ripensare al proprio senso di onnipotenza e riconoscere quanto si dipenda o si abbia bisogno degli altri e commutarla in offerta, accettazione, grazia – alcuni santi si sono convertiti da una vita dissoluta, spensierata, egoistica, violenta perché coinvolti in una sofferenza, una disgrazia, una malattia! –  «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà». Lc.22,42.

La  sofferenza, male misterioso e inevitabile - sia fisica che morale – può essere paragonata ad una massa d’acqua che irruenta precipita dalla montagna. Lasciata libera a se stessa travolge e distrugge tutto quello che incontra nel suo cammino, incanalata e controllata diviene fonte di energia, di vita, di bellezza.

Lo Spirito Santo, appena ricevuto con abbondanza nella Pentecoste, ci illumini, ci ammaestri e ci renda saggi nel trasformare tutto ciò che ci accade in progresso umano e spirituale.

 

TRASFORMARE LA SOFFERENZA IN GRAZIA!

(che annuncio sconvolgente)

 

Per questa santa Unzione
e la sua piissima misericordia
ti aiuti il Signore con la grazia dello Spirito Santo.
R. Amen.

E, liberandoti dai peccati, ti salvi
e nella sua bontà ti sollevi.

R. Amen. (Dal Rito del sacramento)

Dalle parole del rito si comprende che il sacramento non è in funzione della morte, ma della malattia grave, della sofferenza. E’ un invocare l’aiuto per affrontare queste situazioni particolari non solo dalla medicina, dai propri cari, ma pure dal Signore, dallo Spirito. Se alla base non c’è la fede nella presenza del Signore, nella sua Provvidenza, nell’abbandonarsi fiduciosi in Lui, c’è il pericolo concreto – come del resto per tutti gli altri sacramenti - di scivolare nella superstizione, nella consuetudine, nella tradizione fine a se stessa.

 

Infine, un appello accorato.

 

Noi siamo maestri di bontà e di sensibilità a parole, mentre nei fatti spesso riveliamo tutta la nostra superficialità.

Gli anziani che abbiamo in casa difficilmente ci chiederanno, in questa occasione o in altre, di essere accompagnati alla chiesa. “Io

non ho il coraggio di chiedere, di disturbarli. Hanno già tanti impegni. Al mattino sono stanchi, lasciamoli riposare!” Queste frasi

le ho ascoltate diverse volte dai nostri anziani.

Nipoti, che spesso da loro siete abbondantemente foraggiati, e figli che avete goduto del loro aiuto fino a quando erano in grado di

offrirvelo,

 

Veramente non siamo in grado di intuire, di percepire questo inespresso

desiderio, questa occasione per loro, di rivedere la propria chiesa e incontrare

quel che resta ancora delle loro conoscenze? Se si, un’alba uggiosa ed incerta

si profila all’orizzonte della nostra società.

 

Con affetto.

Don Renato

 

 

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