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IMAGE E' INIZIATO IL PERCORSO
E' INIZIATO IL PERCORSO    Sono gli incontri per i bambini ed i ragazzi delle medie    Sabato: 15.00 - 16.30   e l'Animazione per elementari,... Read More... (Leggi Tutto)
Convocazione domenicale
 Ogni domenica il Signore ti convoca al banchetto, insieme ai tuoi fratelli, non lasciare vuoto il tuo posto!           Read More... (Leggi Tutto)

Sabato santo

Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c'è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano. Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi. (dalla liturgia delle Ore).

Salve. Questo grande silenzio liturgico, che quest’anno è diventato anche un grande silenzio sociale, ci aiuti a mettere a fuoco, a riordinare il nostro cammino spirituale in vista della grande gioia, dello stupore, della gratitudine per la festa di domani, la Pasqua!

Quest’anno non abbiamo l’assillo dei preparativi, dei pranzi da organizzare, delle visite da programmare, dei regali a cui pensare. Dedichiamo perciò, un congruo tempo per riflettere su quanto diremo al Signore risorto, quali disponibilità gli offriremo, quanto la nostra fede sarà irrobustita da tutto ciò che nella settimana santa, nel silenzio, abbiamo celebrato come memoriale.

Questo forzato “silenzio” esteriore ci fa capire come l’uomo sia un collaboratore di Dio non un artefice, un assoluto. L’impotenza a operare e la natura che continua il suo corso non ci intristisca, ma ci aiuti a ordinare la gerarchia dei valori. Non ho tempo! è una frase che oramai dobbiamo cestinare. Certo, non tutti sono saggi, non tutti ricavano ammaestramenti dagli avvenimenti, dalle vittorie, dalle sconfitte, dalle delusioni della vita. Noi però, vogliamo essere tra quelli che sanno cogliere il positivo dalle circostanze, dalle situazioni sia per evitare sia per accogliere e potenziare.

Un pensiero che lascio alla vostra riflessione. Per scoprire che il Signore era risorto, le donne e gli apostoli hanno dovuto lasciare la casa in cui si trovavano ben chiusi e, con paura e tremore, avere il coraggio di andare a vedere il sepolcro. Era vuoto! Solo dopo il Signore s’è mostrato loro. Anche noi se vogliamo incontrare il Signore dovremo avere la volontà di venire al sepolcro (la chiesa) e in seguito il Signore non solo si presenterà, ma sarà con noi nella settimana, negli avvenimenti della vita.

Facile dire: “Il Signore è in ogni luogo, lo si può pregare in qualsiasi momento e nei luoghi più disparati”. Quest’affermazione è una professione di fede che noi facciamo o una giustificazione alla nostra pigrizia? La risposta può essere solo personale. Chiediamo al Signore risorto che ci offra l’onore di essere annoveri tra i suoi discepoli, tra i suoi collaboratori perché noi, rinfrancati dalla preghiera, meditazione e celebrazione dei sacramenti, desideriamo essere i suoi missionari nella realtà in cui viviamo!

 

Ora invito i più coraggiosi a leggere  con calma il grande annuncio pasquale. (Dalla liturgia della Veglia).

(Interrogativo fatto a voce alta. Perché tra i cristiani ci devono essere alcuni coraggiosi e altri pigri per contemplare un mistero così affascinante, sconvolgente che è alla base della nostra fede? Mah!)

 

Esulti il coro degli angeli,
esulti l’assemblea celeste:
un inno di gloria saluti il trionfo del Signore risorto.
Gioisca la terra inondata da così grande splendore:
la luce del Re eterno
ha vinto le tenebre del mondo.
Gioisca la madre Chiesa,
splendente della gloria del suo Signore,
e questo tempio tutto risuoni
per le acclamazioni del popolo in festa.

È veramente cosa buona e giusta
esprimere con il canto l’esultanza dello spirito,
e inneggiare al Dio invisibile, Padre onnipotente,
e al suo unico Figlio, Gesù Cristo nostro Signore.
Egli ha pagato per noi all’eterno Padre
il debito di Adamo,
e con il sangue sparso per la nostra salvezza
ha cancellato la condanna della colpa antica.
Questa è la vera Pasqua,
in cui è ucciso il vero Agnello,
che con il suo sangue consacra le case dei fedeli.
Questa è la notte
in cui hai liberato i figli di Israele, nostri padri,
dalla schiavitù dell’Egitto,
e li hai fatti passare illesi attraverso il Mar Rosso.
Questa è la notte
in cui hai vinto le tenebre del peccato
con lo splendore della colonna di fuoco.
Questa è la notte
che salva su tutta la terra i credenti nel Cristo
dall’oscurità del peccato e dalla corruzione del mondo,
li consacra all’amore del Padre
e li unisce nella comunione dei santi.
Questa è la notte
in cui Cristo, spezzando i vincoli della morte,
risorge vincitore dal sepolcro.
(Nessun vantaggio per noi essere nati,
se lui non ci avesse redenti.)
O immensità del tuo amore per noi!
O inestimabile segno di bontà:
per riscattare lo schiavo, hai sacrificato il tuo Figlio!
Davvero era necessario il peccato di Adamo,
che è stato distrutto con la morte del Cristo.
Felice colpa,
che meritò di avere un così grande redentore!
(O notte beata,
tu sola hai meritato di conoscere il tempo e l’ora
in cui Cristo è risorto dagli inferi.
Di questa notte è stato scritto:
la notte splenderà come il giorno,
e sarà fonte di luce per la mia delizia.)
Il santo mistero di questa notte sconfigge il male,
lava le colpe,
restituisce l’innocenza ai peccatori,
la gioia agli afflitti.
(Dissipa l’odio,
piega la durezza dei potenti,
promuove la concordia e la pace.)
O notte veramente gloriosa,
che ricongiunge la terra al cielo
e l’uomo al suo creatore!
In questa notte di grazia
accogli, Padre santo, il sacrificio di lode,
che la Chiesa ti offre per mano dei suoi ministri,
nella solenne liturgia del cero,
frutto del lavoro delle api, simbolo della nuova luce.
(Riconosciamo nella colonna dell’Esodo
gli antichi presagi di questo lume pasquale
che un fuoco ardente ha acceso in onore di Dio.
Pur diviso in tante fiammelle
non estingue il suo vivo splendore,
ma si accresce nel consumarsi della cera
che l’ape madre ha prodotto
per alimentare questa preziosa lampada.)
Ti preghiamo dunque, Signore,
che questo cero, offerto in onore del tuo nome
per illuminare l’oscurità di questa notte,
risplenda di luce che mai si spegne.
Salga a te come profumo soave,
si confonda con le stelle del cielo.
Lo trovi acceso la stella del mattino,
quella stella che non conosce tramonto:
Cristo, tuo Figlio, che risuscitato dai morti
fa risplendere sugli uomini la sua luce serena
e vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

Preghiera del Venerdì Santo

Grazie, Signore!

Sono qui davanti al crocifisso, il mio stato d’animo è simile a quello che si prova davanti alla bara della propria madre, del padre, di un amico, di una vita troppo presto spezzata. Sono ammutolito, incredulo, con la morte nel cuore e le lacrime che scorrono sul mio viso. Il dolore però è molto più intenso vedendoti appeso a una croce come fossi un malfattore. Che fine terribile, orrenda. Il turbamento si fa ancora più intenso pensando che siamo stati proprio noi a rifiutarti, ad appenderti. Facile attribuire la colpa agli ebrei, ai romani, è semplicemente negare una triste realtà. Lo hai detto tu stesso e lo hanno più volte preannunciato le Scritture. “Cristo è morto per riscattarci dai nostri peccati” (1Cor.15,3).  Perché ti abbiamo fatto questo, Signore? Forse perché non ti abbiamo capito o forse perché ci chiedevi troppo e, come facciamo noi uomini, davanti all’impegno gravoso preferiamo ignorarlo, rimuoverlo eliminarlo. Grazie, Signore, per l’amore, la pazienza, la misericordia che ci riservi nonostante la nostra ribellione, indifferenza. Grazie, Signore, soprattutto per quelli che dalla tua morte hanno trovato in sé l’orgoglio, la forza per abbracciare l’annuncio del vangelo e seguirti con un impegno serio, costante, ammirevole. Fa che il tuo Spirito rinvigorisca la fiacchezza, l’incostanza, l’incoerenza di molti di noi, tra i quali mi riconosco anch’io. Poni nel cuore un’inquietudine, un’ansia di ricerca a quanti t’ignorano. Fa sentire tutta la tua preoccupazione a quelli che commettono il male, fanno soffrire i fratelli. Signore, per tutti, fa che la tua morte non sia stata inutile. Accanto a te vedo la tua Mamma. Maria fa che il tuo dolore sia anche il nostro, che la tua speranza sia anche la nostra. Tienici per mano come lo hai fatto con gli apostoli e la certezza della risurrezione ci aiuti a risorgere tutte le volte che cadendo non avremo la voglia di rialzarci. Amen.

don Renato

Giovedì Santo

Quello che la liturgia ci propone oggi assume, in questa cornice così strana, paurosa, imprevedibile del coronavirus, un aspetto del tutto speciale. Come tanti secoli fa, nel cenacolo, all’insaputa della maggior parte del popolo e nel caos di una città orientale distratta, avveniva un mistero straordinario, così oggi in una chiesa vuota, non per distrazione, ma per costrizione sociale, noi celebriamo il memoriale dell’istituzione dell’eucarestia. Se abbiamo provato, il distacco, il saluto, il congedo, o il trapasso di una persona cara siamo in grado di comprendere tutta l’intensità umana, psicologica, affettiva di una simile circostanza. Gesù intuisce di essere alla fine, di dover lasciare la madre, gli apostoli, gli amici, la terra che l’aveva visto nascere trentatré anni prima. Che dire, che fare soprattutto con coloro che non si rendevano conto di quello che stava per accadere? L’evangelista Giovanni concentra all’interno di questa cena moltissimi insegnamenti, raccomandazioni, messaggi, consigli di Gesù come stesse dettando il suo testamento. In questo clima di commozione, tristezza, trepidazione, (paura!), Gesù inventa il modo di restare sempre in mezzo a noi. Trasforma un rito, una cena pasquale del popolo ebraico, nel miracolo dell’eucarestia. Prende dalla tavola il pane non lievitato (ricordo dell’ultima cena prima della liberazione dall’Egitto) e dice: “Questo sono io, questo è il mio corpo e attraverso questo pane sarò sempre con voi”. Prende poi la coppa del vino (sempre memoriale dell’Egitto) e dice: “Questo è il mio sangue”. Che cos’è il corpo e il sangue se non una metafora per indicare l’essenza, la concretezza di una persona? Con questo gesto Gesù assicura la sua presenza, pur spirituale ma reale, sempre in mezzo a noi anche quando fisicamente non ci sarà più. Questa è l’eucarestia, questa è la messa!

A questo punto diviene doveroso riflettere con quale stato d’animo, sentimento, affetto, coinvolgimento noi partecipiamo alle nostre eucarestie. A me sembra che, pur con intento nobile, con le più lodevoli intenzioni, la Chiesa e noi con essa, l’abbiamo trasformata in un bel dipinto, un quadro artistico (cerimonie, paramenti, suppellettili, …) da ammirare, ma che resta al di fuori di noi spesso non coinvolti, partecipi, catapultati all’interno del quadro. Perciò, mentre stupiti, ammirati, commossi ringraziamo il Signore per questo dono che ci ha lasciato, impegniamoci - come singoli e come comunità - a riportarlo al suo vero significato iniziale: è il Signore che ci convoca insieme attorno alla mensa, ci guarda, ci sorride, ma ci chiede pure l’impegno mentre ci dona se stesso come cibo, forza, grazia per realizzare ciò che significa essere veramente suoi discepoli.

Per l’approfondimento. Leggi Giovanni, che come sopra spiegato, dedica ben cinque capitoli per raccontare questo evento straordinario e commovente. Gv. 13-14-15-16.

don Renato

 

Mercoledì Santo - Riconciliazione

Salve! Oggi la nostra comunità, impedita nel riunirsi e quindi ciascuno personalmente nelle proprie case, celebra il momento più importante di tutta la Quaresima. E’ il giorno della verifica di quello che da noi è stato progettato, e con impegno abbiamo proposto di fare, e il resoconto concreto di quello che siamo riusciti a fare. Fortunato è colui che sa trovare il tempo per fermarsi, per riflettere, verificare, riconoscere con obiettività i suoi progressi o le sue sconfitte. Lo abbiamo affermato diverse volte, la fede non è un qualcosa di opzionale, facoltativo, ornamentale (molti la pensano così), ma fa parte di un bagaglio prezioso che il credente possiede per vivere in pienezza la propria vita e quella di relazione con gli altri, con la natura, il mondo…

Questa riflessione riguarda prima di tutto noi stessi. Che posso dire di me? Sono in salute? Per essere in salute il corpo ha bisogno che ogni suo membro funzioni, sia efficiente. Per essere in salute come persona è fondamentale che si sviluppi, si accresca, si coltivi ogni suo aspetto, dal benessere fisico, intellettuale, spirituale. Posso dire di aver cura del corpo, della sua salute sia fisica che psichica? Posso dire di mettere tutto l’impegno per la crescita culturale approfittando di tutte le occasioni per apprendere, verificare, leggere, valutare? Posso affermare di aver altrettanto impegno per il potenziamento spirituale, per il comportamento morale? Che dicono di me, quali sono gli aspetti negativi che trovano nel mio comportamento, nelle mie relazioni? Sono superficiale, grossolano, scontroso, permaloso? Aderisco soltanto a quello che mi piace, mi torna utile o so impegnarmi e collaborare con quello che è giusto, importante, per il momento, per gli altri? Apprezzo, incoraggio iniziative, proposte che alcuni coraggiosamente fanno o sono disfattista, negativo?

In secondo momento, la riflessione verte sul mio comportamento nei confronti degli altri, sia nel mio vivere in famiglia, sia in comunità, nell’ambiente del lavoro, dello svago? Possono dire di essere fortunati per avermi come amico, come compagno…? Collaboro con le varie iniziative della comunità, del paese, dell’ambiente?

Terzo momento mi pone nei confronti di Dio, dello spirito, della scelta cristiana. Dio non si fa sentire alle orecchie umane perciò posso dire a Lui tutto quello che voglio, tutto va bene! Ma, se potesse esprimersi verbalmente Lui cosa direbbe di me? Forse non gli parlo, se non pochissime volte (la preghiera), forse avrebbe bisogno del mio aiuto, della mia testimonianza in varie occasioni e io non ci sono o sono muto o sono all’ultimo posto, ma non per umiltà bensì per proprio comodo, per non essere coinvolto (la testimonianza). Mi prepara il vettovagliamento per la settimana, ma io non sono a raccoglierlo (la domenica).

Sono soltanto alcune domande tra le mille che potremmo farci! Se potessimo rispondere positivamente a tutte di chi sarebbe il vantaggio, la soddisfazione, l’orgoglio? Prima di tutto mio!

L’uomo saggio non getta all’aria quest’opportunità. Riconciliarci con noi stessi, con Dio e con gli altri: che grande dono il sacramento!

Un dono non certo inferiore, visto il momento che stiamo vivendo, sarebbe quello di cogliere in famiglia l’occasione per un bilancio, un esame di coscienza, un dirsi con sincerità e umiltà quello che non va nei rapporti, nelle aspettative, nei progetti in qualità di padre e madre, marito e moglie, genitori e figli, fratelli e sorelle… Che bella Pasqua sarebbe ed è questa!!!

Leggi il salmo 50.

 don Renato

Camminiamo insieme nella Settimana santa

(lunedì - martedì)

Salve! La nostra comunità lunedì e martedì della settimana santa era solita celebrare l’Adorazione Eucaristica (quarant’ore). Ora, lontani dalla chiesa, nel segreto della nostra coscienza o nell’intimità della famiglia riunita meditiamo e preghiamo affinché lo Spirito ci introduca in questo grande mistero.

Canta, o mia lingua,
il mistero del corpo glorioso
e del sangue prezioso
che il Re delle nazioni,
frutto benedetto di un grembo generoso,
sparse per il riscatto del mondo.

Si è dato a noi, nascendo per noi
da una Vergine purissima,
visse nel mondo spargendo
il seme della sua parola
e chiuse in modo mirabile
il tempo della sua dimora quaggiù.

Nella notte dell'ultima Cena,
sedendo a mensa con i suoi fratelli,
dopo aver osservato pienamente
le prescrizioni della legge,
si diede in cibo agli apostoli
con le proprie mani.

Il Verbo fatto carne cambia con la sua parola
il pane vero nella sua carne
e il vino nel suo sangue,
e se i sensi vengono meno,
la fede basta per rassicurare
un cuore sincero.

Adoriamo, dunque, prostrati
un sì gran sacramento;
l'antica legge
ceda alla nuova,
e la fede supplisca
al difetto dei nostri sensi.

Gloria e lode,
salute, onore,
potenza e benedizione
al Padre e al Figlio:
pari lode sia allo Spirito Santo,
che procede da entrambi. Amen.

Questo inno scritto da Venanzio Fortunato (VI sec.) e ripreso da san Tommaso D’Aquino (XIII sec.) esprime la fede commossa e stupita di fronte ad un pezzo di pane che, da Gesù è stato trasformato nel suo corpo e mistero che la Chiesa rinnova ogni qualvolta celebra l’eucarestia.

Non c’è ragionamento, non c’è dimostrazione a questo mistero se non la fede in Gesù che ce l’ha rivelato. Non ci resta che, stupiti, adorare!

don Renato

PER I GENITORI DEI BAMBINI DI PRIMA COMUNIONE

 

Stimati genitori, mi auguro di trovarvi sereni e in buona salute! Vi porgo alcune riflessioni. L’ufficio pastorale della diocesi, in questa situazione particolare, propone di spostare la celebrazione dei vari sacramenti al prossimo autunno. Io penso che, essendo i vostri figli in quinta, ciò potrebbe far sorgere delle complicazioni, poiché frequenteranno già la prima media.

D’altra parte gli incontri di catechismo non si sa se saranno possibili e quando. Propongo a voi un impegno da persone responsabili, (sono certo che tutti collaborerete e se qualcuno non lo farà, diverrà un problema personale nei confronti di Dio e del proprio figlio/a), di supplire per questo tempo, recitando ogni giorno con loro un Padre nostro e un’ave Maria, con calma, devozione, ricordando la presenza del Signore e della Madonna che certamente sono presenti in mezzo a voi, vi ascoltano, v’incoraggiano !

Quest’impegno morale tra l’altro potrebbe offrire in futuro una testimonianza preziosissima per i vostri figli. Ricorderanno che papà e mamma pregavano con loro in preparazione all’incontro con Gesù, nella prima comunione. Ciò certamente avrà una risonanza maggiore che aver appreso nozioni o regali o cerimonie, bianco vestiti! E’ un patto che affido alla vostra responsabilità. Attendo da ciascuno un parere al riguardo ed eventualmente conferma dell’impegno. La data della prima comunione può essere confermata o modificata assieme a voi, in base alle disposizioni emanate in futuro dal governo. Il Signore ci aiuti a ripensare la nostra vita, i nostri affetti, le nostre relazioni, soprattutto l’impegno spirituale. Se sarà così anche questa impegnativa, sofferta, preoccupata situazione potrà essere trasformata in grazia.

Don Renato

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