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Sabato Santo

Sabato santo

Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c'è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano. Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi. (dalla liturgia delle Ore).

Salve. Questo grande silenzio liturgico, che quest’anno è diventato anche un grande silenzio sociale, ci aiuti a mettere a fuoco, a riordinare il nostro cammino spirituale in vista della grande gioia, dello stupore, della gratitudine per la festa di domani, la Pasqua!

Quest’anno non abbiamo l’assillo dei preparativi, dei pranzi da organizzare, delle visite da programmare, dei regali a cui pensare. Dedichiamo perciò, un congruo tempo per riflettere su quanto diremo al Signore risorto, quali disponibilità gli offriremo, quanto la nostra fede sarà irrobustita da tutto ciò che nella settimana santa, nel silenzio, abbiamo celebrato come memoriale.

Questo forzato “silenzio” esteriore ci fa capire come l’uomo sia un collaboratore di Dio non un artefice, un assoluto. L’impotenza a operare e la natura che continua il suo corso non ci intristisca, ma ci aiuti a ordinare la gerarchia dei valori. Non ho tempo! è una frase che oramai dobbiamo cestinare. Certo, non tutti sono saggi, non tutti ricavano ammaestramenti dagli avvenimenti, dalle vittorie, dalle sconfitte, dalle delusioni della vita. Noi però, vogliamo essere tra quelli che sanno cogliere il positivo dalle circostanze, dalle situazioni sia per evitare sia per accogliere e potenziare.

Un pensiero che lascio alla vostra riflessione. Per scoprire che il Signore era risorto, le donne e gli apostoli hanno dovuto lasciare la casa in cui si trovavano ben chiusi e, con paura e tremore, avere il coraggio di andare a vedere il sepolcro. Era vuoto! Solo dopo il Signore s’è mostrato loro. Anche noi se vogliamo incontrare il Signore dovremo avere la volontà di venire al sepolcro (la chiesa) e in seguito il Signore non solo si presenterà, ma sarà con noi nella settimana, negli avvenimenti della vita.

Facile dire: “Il Signore è in ogni luogo, lo si può pregare in qualsiasi momento e nei luoghi più disparati”. Quest’affermazione è una professione di fede che noi facciamo o una giustificazione alla nostra pigrizia? La risposta può essere solo personale. Chiediamo al Signore risorto che ci offra l’onore di essere annoveri tra i suoi discepoli, tra i suoi collaboratori perché noi, rinfrancati dalla preghiera, meditazione e celebrazione dei sacramenti, desideriamo essere i suoi missionari nella realtà in cui viviamo!

 

Ora invito i più coraggiosi a leggere  con calma il grande annuncio pasquale. (Dalla liturgia della Veglia).

(Interrogativo fatto a voce alta. Perché tra i cristiani ci devono essere alcuni coraggiosi e altri pigri per contemplare un mistero così affascinante, sconvolgente che è alla base della nostra fede? Mah!)

 

Esulti il coro degli angeli,
esulti l’assemblea celeste:
un inno di gloria saluti il trionfo del Signore risorto.
Gioisca la terra inondata da così grande splendore:
la luce del Re eterno
ha vinto le tenebre del mondo.
Gioisca la madre Chiesa,
splendente della gloria del suo Signore,
e questo tempio tutto risuoni
per le acclamazioni del popolo in festa.

È veramente cosa buona e giusta
esprimere con il canto l’esultanza dello spirito,
e inneggiare al Dio invisibile, Padre onnipotente,
e al suo unico Figlio, Gesù Cristo nostro Signore.
Egli ha pagato per noi all’eterno Padre
il debito di Adamo,
e con il sangue sparso per la nostra salvezza
ha cancellato la condanna della colpa antica.
Questa è la vera Pasqua,
in cui è ucciso il vero Agnello,
che con il suo sangue consacra le case dei fedeli.
Questa è la notte
in cui hai liberato i figli di Israele, nostri padri,
dalla schiavitù dell’Egitto,
e li hai fatti passare illesi attraverso il Mar Rosso.
Questa è la notte
in cui hai vinto le tenebre del peccato
con lo splendore della colonna di fuoco.
Questa è la notte
che salva su tutta la terra i credenti nel Cristo
dall’oscurità del peccato e dalla corruzione del mondo,
li consacra all’amore del Padre
e li unisce nella comunione dei santi.
Questa è la notte
in cui Cristo, spezzando i vincoli della morte,
risorge vincitore dal sepolcro.
(Nessun vantaggio per noi essere nati,
se lui non ci avesse redenti.)
O immensità del tuo amore per noi!
O inestimabile segno di bontà:
per riscattare lo schiavo, hai sacrificato il tuo Figlio!
Davvero era necessario il peccato di Adamo,
che è stato distrutto con la morte del Cristo.
Felice colpa,
che meritò di avere un così grande redentore!
(O notte beata,
tu sola hai meritato di conoscere il tempo e l’ora
in cui Cristo è risorto dagli inferi.
Di questa notte è stato scritto:
la notte splenderà come il giorno,
e sarà fonte di luce per la mia delizia.)
Il santo mistero di questa notte sconfigge il male,
lava le colpe,
restituisce l’innocenza ai peccatori,
la gioia agli afflitti.
(Dissipa l’odio,
piega la durezza dei potenti,
promuove la concordia e la pace.)
O notte veramente gloriosa,
che ricongiunge la terra al cielo
e l’uomo al suo creatore!
In questa notte di grazia
accogli, Padre santo, il sacrificio di lode,
che la Chiesa ti offre per mano dei suoi ministri,
nella solenne liturgia del cero,
frutto del lavoro delle api, simbolo della nuova luce.
(Riconosciamo nella colonna dell’Esodo
gli antichi presagi di questo lume pasquale
che un fuoco ardente ha acceso in onore di Dio.
Pur diviso in tante fiammelle
non estingue il suo vivo splendore,
ma si accresce nel consumarsi della cera
che l’ape madre ha prodotto
per alimentare questa preziosa lampada.)
Ti preghiamo dunque, Signore,
che questo cero, offerto in onore del tuo nome
per illuminare l’oscurità di questa notte,
risplenda di luce che mai si spegne.
Salga a te come profumo soave,
si confonda con le stelle del cielo.
Lo trovi acceso la stella del mattino,
quella stella che non conosce tramonto:
Cristo, tuo Figlio, che risuscitato dai morti
fa risplendere sugli uomini la sua luce serena
e vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

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