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APPARVE UNA GRANDE LUCE !

 Dicembre 2014

 

Il Natale richiama subito alla mente la nascita di un bambinello, in una grotta, avvolto in miseri panni, davanti a Maria, Giuseppe e pochi pastori, accorsi per vedere il prodigio. Attorno a questo quadro sono nate migliaia di storielle, nenie, leggende, immaginazioni che hanno colpito la sensibilità di tanta gente di buona volontà, sia allora che nel corso dei secoli. Questo clima di bontà, quasi naturale, ha fuorviato la portata di questo avvenimento, riducendolo ad emozioni del momento fugaci e passeggere che, con la stessa rapidità con cui si depongono gli addobbi, così sfumano e passano nell’oblio.

Buon Natale, allora, significherà che questo non avvenga, che tu, al contrario, trovi un momento per “sostare” e, come i magi, vedrai apparire nel cielo una stella che ti indicherà la “tua” strada verso una pace interiore, una gioia di vivere che, solo chi la sperimenta, la può raccontare.

  

Dal vangelo di Giovanni

1 In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
2Egli era, in principio, presso Dio:
3tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
4In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
5la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l'hanno vinta.
6Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
7Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
8Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
9Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
10Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
11Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
12A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
13i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.


14E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;


e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.

 

 In Lui era la vita, in Lui era la luce

 

 

Due aspetti fondamentali che ci interessano profondamente.

Sentiamo il bisogno di vivere, ma non solo fisicamente bensì in pienezza. Vivere significa agire, progettare, realizzare, godere del lavoro svolto, compiacersi delle proprie scelte, sognare un avvenire ricco di sorprese. Vivere intensamente le relazioni, gli affetti, la solidarietà, il perdono, l’accoglienza, la gratitudine di tutto ciò che ci circonda.

La vita che ci propone la società è stressante, spesso deludente, vuota, imbevuta d’amarezze. Rincorriamo la felicità, alle volte anche a scapito degli altri, senza raggiungerla, come il cane che nelle competizioni insegue l’esca sempre un palmo più avanti.

 

I genitori generano la vita fisica, ma Cristo ci dona e ci indica la vita in pienezza. La vita che, comunque, vale la pena di essere vissuta. Una vita che parte da lontano e che, ad un certo punto, assume la concretezza di un corpo che poi nuovamente si dissolve mentre la vita prosegue e si perde in Dio.

 

Ma chi ci avverte di queste cose sublimi, affascinanti? Solo la Luce vera che non è né naturale né artificiale è la luce che splende nella notte: è Gesù. Grazie, Signore, che illuminandoci la strada, ci fai individuare e percorrere sicuri la via che conduce alla vita.

Tre aspetti del Natale: quello delle luci, suoni, neve, nenie, regali, cene, vacanze; quello dei canti, presepi, rappresentazioni religiose, che pure fanno leva sul sentimento; quello di Dio che si fa uomo per essere modello e leader per tutti quelli che liberamente si associano per rifondare un mondo migliore!  I primi due si dissolvono con la festa dell’Epifania – che tutte le feste porta via – il  terzo, meno poetico, ma più impegnativo, non teme l’usura del tempo e attende la mia, la tua, la nostra risposta e collaborazione. Io ci sarò e tu?

   

“buon natale”

 

a tutti, modo speciale agli anziani, agli ammalati, e a coloro che vivono situazioni di disagio: tutto può venir meno nella vita, ma non la vicinanza e l’aiuto del Signore!

   

“anch’io contribuisco”

 

Raccolta annuale del libero contributo economico per sostenere le attività della parrocchia. Nonostante tutte le difficoltà, siate generosi. E’ un modo concreto di dimostrare la vostra sensibilità e l’apprezzamento per quello che la comunità, con tutti i difetti e le incongruenze, riesce a fare ed a mettersi al servizio di tutti.

La busta anonima, distribuita con il presente foglietto, và recapitata  personalmente o in chiesa o nella cassetta delle lettere della casa canonica. (Non tutte le vie sono coperte da persone disponibili al ritiro della busta: Aiutateci. Grazie)

 

Visitate il sito parrocchiale: www.parrocchiapassons.it vi troverete orari, riflessioni, iniziative, proposte…

Mettiamoci in dialogo - non è il massimo - almeno tramite l’e mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.">Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.  ci comprenderemo di più e forse, diventeremo amici!

  

 Programma

 

-        mercoledì 24,  ore 16.00 – 18.30, confessione individuale

-        giovedì 25,      ore 00.00,  celebrazione eucaristica

                                   ore   9.00,  celebrazione eucaristica

                                   ore 11.00,  celebrazione eucaristica

-        Venerdì 26,     ore 10.30,  eucarestia e battesimo

-        Mercoledì 31, ore 18.00,  Te Deum

-        Giovedì 1,      ore   9.00 e 11.00, celebrazione dell’eucarestia

-        Martedì 6,       ore   9.00,  eucarestia

                                   ore 11.00,  eucarestia e benedizione dei bambini

  

Tema della 48° giornata mondiale della pace – 1 gennaio

 

“NON PIU’ SCHIAVI, MA FRATELLI !”

 

RICOMINCIARE…                                                               Ottobre 2014

 

Pausa, ricominciare, di nuovo pausa poi ricominciare ed intanto il tempo passa, i bimbi crescono, le mamme imbiancano e non solo loro. Nel vangelo si racconta una parabola che può essere utile per tutti, credenti e non. Per avere la garanzia che la nostra vita si sta realizzando, per affermare che siamo utili per noi stessi e per gli altri, per ritenere che stiamo andando nella giusta direzione, il racconto parla di talenti che ognuno di noi, in modo e in quantità diverse, ha ricevuto alla partenza e che ha il compito di trafficare al meglio in vista del traguardo finale. L’uomo avveduto, saggio e prudente – mi auguro tu sia tra questi – verifica costantemente la propria situazione e non si lascia incantare da facili traguardi, trofei che ammuffiscono, cicale che in inverno si trovano a mal partito! 

Se tutto termina con la nostra vita allora: via alla gara di chi è più furbo, di chi sa farla rendere, di chi manda in avanscoperta i “minus habens” di chi sa sfruttare le fatiche degli altri, ma se alla fine ognuno va al mulino col proprio sacco? Come la mettiamo?

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Le tre piste di impegno quaresimale

 

  1. Impegno personale
  2. Impegno famigliare
  3. Impegno comunitario

 

 

IMPEGNO COMUNITARIO (3)

 

Delle tre piste che ci siamo dati per il percorso Quaresimale, quest’ultima è la più difficile. Il motivo è molto semplice poiché mentre nella prima e seconda gioca un ruolo molto importante l’interesse personale, affettivo, sia come singolo che come famiglia, questa terza richiede una maturazione umana e cristiana più qualificata, convinta e conquistata.

Infatti, perché sporcarmi le mani con altri? Perché assillarmi con chi non ha alcuna parte nella mia vita? Perché guastarmi il sangue per chi non prende sul serio gli appuntamenti, gli impegni?

 

Soltanto se tra me e Cristo è sorto e perdura un legame affettivo né superficiale né passeggero, ma di vera collaborazione questo è possibile.

Soltanto se, - commosso dal suo infinito amore verso di me, nonostante le mie incoerenze, pigrizie, voltafaccia, sordità, - decido liberamente che dargli una mano nel tentativo di costruire una comunità più umana, è soltanto una goccia di riconoscenza di fronte ad un debito di gratitudine che mai riuscirò a pareggiare.

 

In altre parole è la stessa tecnica, lo stesso comportamento che rivolgo a me stesso, alla mia famiglia, alle persone care.

Troppi, di noi cristiani, vivono la religione più che la fede!

Soltanto la fede fa mettere al primo posto le cose di Dio ed in conseguenza, quelle personali o degli altri.

 

Soffermiamoci a considerare quanti sacrifici facciamo – e pure volentieri – per noi stessi e per tutto quello che veramente ci sta a cuore.

 

Per la comunità cristiana, che significa parrocchia, chiesa, attività catechistica, liturgica, caritativa, collaborativa – non sempre e non per tutti, per fortuna! – l’impegno è, se non all’ultimo, certamente al penultimo posto. Se ho tempo, se mi avanza tempo, se ho voglia partecipo, sostengo le iniziative, sono fiero di contribuire con la mia presenza.

 

Certamente se il sentire non proviene dal cuore, dal sentimento profondo, ogni richiamo, ogni esempio esplicativo lasciano nell’indifferenza, non interpellano, non mettono a disagio non invitano a conversione.

 

Immaginiamo un padre venditore di scarpe che attraversa pure un momento di difficoltà economica e che vede tutti i suoi figli, con mogli e nipoti, che si servono esclusivamente presso altri negozi giustificandosi con la migliore qualità, il minor prezzo, la libertà di scelta… e poi  tranquillamente si siedono alla stessa mensa del padre, esortandolo pure a resistere, tener duro in attesa di tempi migliori!

 

Quante volte, il nostro comportamento è simile? Tutti devoti, tutti credenti, tutti frequentatori di santuari alla moda, tutti meglio degli altri ed intanto Cristo, nella propria chiesa, nella parrocchia in cui ha scelto di incarnarsi con la sua presenza appositamente per noi, si trova solo o circondato da pochi, disertate le manifestazioni di fede perché ci sono altri impegni, sono venuti degli amici, c’è la gara sportiva, la gita fuori porta, è buio, fa freddo, il parroco mi indispone, i fedeli non mi creano simpatia, ci sono gli specchi, la predica è lunga, c’è la partita…

Un pensiero provocatorio. Se regalassimo ad ogni cristiano, all’inizio dell’anno pastorale, un’agenda su cui fissare per tempo i vari appuntamenti comunitari? Ritengo che sarebbe fatica sprecata. Su quelle pagine spesso vedremmo sbarrato a penna o a matita l’impegno ecclesiale e sostituito dall’ultimo arrivato più alettante ed in sintonia con le nostre preferenze.

 

Povero Cristo, quanto bene ci vuole per non stancarsi, per non andarsene altrove, per non abbandonarci a noi stessi.

 

Se facciamo caso, il centro a cui tutto ruota non è Lui, ma siamo noi. Scegliamo gli orari che più ci comodano, le chiese che meglio rispondono alle nostre esigenze, le tappe sacramentali le assolviamo dove più ci è comodo…

 

Con questo stile possiamo conquistare il mondo? Essere luce e sale per qualcosa di diverso? I giovani si sentiranno coinvolti, ammirati da questa testimonianza?

 

Ecco un terzo modo moderno di digiunare – non nel cibo, ma nelle presunzioni, nelle idee – durante questa quaresima oramai a due passi dalla Pasqua.

 

La Riconciliazione comunitaria di Mercoledì Santo non ci disperda in ricerche superficiali di errori od omissioni, ma con l’aiuto dello Spirito, sia veramente l’occasione per una presa di coscienza seria di cosa significhi voler bene al Signore ed essere orgogliosi di far parte dei suoi discepoli.

Con affetto, don Renato

Passons News                          PASQUA                           Aprile 2014

 

RISORGERE SI PUÓ !

 «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? 6Non è qui, è risorto». Lc 24,5-6

Un annuncio che interpella la nostra fede che può poggiare soltanto sulla parola di testimoni di questa fede, tramandata nei secoli. Noi vorremmo avere la documentazione audiovisiva, vorremmo toccare con mano, assistere di persona, ma questo non è possibile. Che facciamo allora? Ci affidiamo soltanto alla nostra razionalità?

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