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Giurisdizione ecclesiastica: 
la Pieve di Santa Margherita del Gruagno e la Parrocchia di Pagnacco

La diffusione del Cristianesimo nella nostra regione ebbe inizio già nei primi secoli dopo la nascita di Cristo, quando il seme della nuova religione attecchì ad Aquileia per poi irradiarsi nei territori circostanti. Inizialmente l’espansione evangelica ed organizzativa della Chiesa aquileiese avvenne tramite la costituzione, nei centri più importanti, di comunità cristiane rurali denominate “pievi”.

La pieve costituiva un centro ecclesiale con chiesa battesimale in cui operava un sacerdote responsabile della cura delle anime ( il “pievano”) a cui erano riservati i battesimi, i matrimoni e i funerali; uno o più sacerdoti erano invece incaricati del servizio liturgico ordinario nelle varie “ville” vicine. Inizialmente, fino al sec. XIII, i sacerdoti della pieve facevano vita comune; successivamente tale abitudine cessò in seguito alle concessioni in feudo delle pievi più importanti ad arcipreti, che preferivano affidarne la cura a vicari. Per effetto poi delle riforme del Concilio di Trento, si assistette ad una sempre maggiore ricerca di autonomia da parte delle filiali e a una progressiva disgregazione delle pievi, protrattasi fino al secolo attuale.
In una copia tratta dal Catastico Urbanis degli affitti del 1422, in cui sono indicate le pievi “citra Tulmentum” e le ville soggette a ciascuna di esse, sotto la pieve di S. Margherita del Gruagno è compresa nell’elenco anche la “Villa de Passons”: ciò dimostra come la chiesa matrice di Passons fu proprio S. Margherita del Gruagno.
La pieve di S. Margherita viene nominata per la prima volta in un documento del 1247, anche se si presume che possa risalire a un periodo imprecisato tra il V e il IX secolo.
Dopo il XIII secolo la pieve venne divisa nei quattro vicariati di S. Margherita, Pagnacco, Martignacco e Colloredo di Prato, che acquisirono progressivamente una sempre maggiore indipendenza.
Dei quattro vicariati sopra elencati ci interessa particolarmente Pagnacco, di cui Passons fu cappellania fino all’inizio del Novecento.
Passons era una delle filiali più distanti dalla pieve e il parroco vi officiava o faceva officiare solo una domenica al mese e in qualche altra solennità; nelle altre feste le celebrazioni erano affidate ai cappellani oppure i fedeli dovevano recarsi a Pagnacco. Questo sistema continuò per molto tempo sino ai primi anni del Settecento.
Nel lungo periodo che vide Passons cappellania di Pagnacco si susseguirono periodiche visite pastorali da parte del Patriarca o dei suoi delegati, in seguito alle quali venivano stilati dei verbali contenenti numerose notizie sulla comunità e indicazioni sui lavori da eseguire nella chiesa.
Da un verbale di visita del 1660 si apprende che in quella data la chiesa era consacrata ma non sacramentale, quindi non ancora abilitata per l’amministrazione dei sacramenti.
Del Settecento, più che verbali di visita, ci restano i resoconti dei parroci. Verso la metà del secolo il parroco avanzò l’istanza, su sollecitazione degli abitanti, di adeguare il servizio di culto alla comunità che cominciava ad espandersi. Il 6 dicembre 1756 il Patriarca Daniele Delfino emanò il decreto con cui la chiesa di Passons diventava sacramentale, pur dipendendo ancora da Pagnacco. Questo tuttavia rappresentò il primo passo verso la completa autonomia che si realizzò solo un secolo e mezzo più tardi.
I resoconti dell’Ottocento sono piuttosto lacunosi in termini di date, ma comunque ricchi di dati e notizie utili. Apprendiamo, ad esempio, che la cappellania di Passons era detta del Toso perché un sacerdote vissuto nel Settecento, Bartolomeo Toso, aveva istituito con testamento una Mansioneria provvista di una rendita ricavabile da una casa e da terreni.
Il secolo XX si apre con una visita del 1900 dell’Arcivescovo Zamburlini, ripetuta nel 1911 e seguita poi da quella del nuovo Arcivescovo Antonio Anastasio Rossi, che rappresentò l’ultima visita a Passons mentre era cappellania di Pagnacco.

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