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Esame di coscienza

 

Il modo migliore per prepararci al Natale

è riflettere un po' sull'impostazione della nostra fede

 

 Voce di uno che grida nel deserto

 

Per gridare bisogna aver qualcosa da dire!

Puoi dire di conoscere – pochissimo, poco, abbastanza, bene – il messaggio di Gesù?

Non rispondere “abbastanza”, se prima non hai risposto a te stesso, quello che sai.

Pensi che il messaggio di Gesù si riduca a dei fatterelli, miracoli, guarigioni…

 

Quanti “detti”, principi, ragionamenti, proposte, inviti… di Gesù conosci?

 

Te la senti di sostenere con un ateo, un miscredente le ragioni positive della tua fede?

Se no, significa che sei un superficiale, un tradizionalista, che fai e dici perché si è sempre detto così!

Cristiani poco motivati, oggigiorno, sono un danno per il messaggio evangelico perché lo annacquano, non lo rendono interessante. Un siffatto modo non entusiasma neppure chi ci vive accanto, in famiglia, tra gli amici, le persone care.

 

Quanto guardi, critichi, ti lasci influenzare dagli altri per giustificare te stesso?

Se usiamo lo stesso metodo con cui da bambini formavamo le squadre di calcio o di altri giochi, Gesù ti sceglierebbe tra i primi, a metà squadra, verso la fine o per ultimo, commosso per non escluderti del tutto?

 

Quanto son convinto che la preghiera, l’eucarestia, la riconciliazione, i sacramenti in genere, sono l’allenamento, i ricostituenti, le vitamine per essere pronti, efficienti nell’affrontare le difficoltà, le contraddizioni, la pesantezza della vita?

 

Come posso gridare nel deserto - come purtroppo, sembra la nostra società dal punto di vista morale, spirituale - se sono io per primo stanco, sfinito, assetato, disilluso, scettico?

 

Ho il coraggio, la forza, l’entusiasmo di parlare di Dio, delle cose spirituali, del senso della vita, del male come pure della grazia, della speranza, della collaborazione… prima di tutto in famiglia, tra marito e moglie, genitori e figli, nonni e nipoti? Poi tra amici, compagni di lavoro, di svago? O tutto questo resta un tabù, una zona d’ombra, una privaci che m’imbarazza? Quando ho parlato l’ultima volta di queste cose?

 

Guardiamo negli occhi Gesù: che desidera? Uno stuolo di persone prostrate con la faccia a terra che non osano alzare lo sguardo al suo passaggio – come vediamo in certi film – o un manipolo di atleti scalpitanti desiderosi di battersi con l’avversario incarnato dal male, dalla violenza, dal menefreghismo, dalle ingiustizie, che sembra dilagare indisturbato?

 

Vogliamo sì o no, accogliere questo Dio che ci viene incontro nel natale per darci una mano, mettendosi alla testa e sperimentando prima su se stesso che cosa significhi la sconfitta, l’ingratitudine, il rifiuto, ma contemporaneamente aprendoci delle strade che chi non ama e non si lascia coinvolgere, neppure immagina ci possano esistere?

 

 

 

 

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