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Il corpo

Siamo in tre, o forse in quattro, che ci poniamo una domanda alla quale non sappiamo darci una risposta soddisfacente. Perché quest’accanimento contro il corpo che da poco ci ha abbandonati? Eppure senza un corpo noi non saremmo mai esistiti. E’ stato il compagno della nostra vita. Ci ha dato la possibilità di esprimere noi stessi, le nostre potenzialità, i nostri sentimenti, i nostri affetti più cari. Ci ha permesso di realizzare in opere, in fatti, documenti quello che era il nostro pensiero. La nostra fantasia è diventata letteratura, poesia, pittura, scultura, architettura… Sì, purtroppo, il corpo è stato anche strumento di sofferenza, di malattia, di azioni negative, forse malvagie. Tuttavia ora, soltanto perché è inerme, lo vogliamo buttare, bruciare, ridurre in cenere? Da dove trae origine quest’ardore così impetuoso e dilagante dei nostri giorni tanto da costringere a moltiplicare i “forni crematori”? Sono soltanto esigenze pratiche, economiche, di spazi, d’igiene? E’ una moda? E’ una vendetta perché ci ha abbandonati? Cimitero è una parola greca che significa “luogo di riposo”. Saggi o ingenui o superstiziosi i nostri padri che preparavano con cura, con rispetto, il corpo del defunto, rivestendolo col vestito della festa, ponendo alle volte in mano un oggetto a lui caro, prima di accompagnarlo con solennità al luogo del riposo? Dalla cenere al nulla, il passo è breve, si vuol forse cancellare ogni traccia della morte? Bizzarrie del comportamento umano! Se troviamo un reperto, un sassolino, un frammento di parete, un edificio cadente, un pezzo di ponte, un albero secolare tutto s’inceppa, ogni lavoro è bloccato. Guai a chi ci mette mano o deturpa o danneggia. Veramente il nostro corpo, esaurito il suo compito, vale meno di un sassolino? Per metterci in pace con la coscienza argomentiamo che ciò che fa l’uomo in poco tempo lo farebbe la natura. Sta proprio qui il problema! Che la natura faccia il suo corso è nell’ordine delle cose, altro invece è che l’uomo positivamente disponga la riduzione al nulla di quello che fu parte integrante del suo esistere.

 

Renato Zuliani

 

 

 

 

 

 

 

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