Torna a pagina principale

La modernità

 

 

Popolo scomparso per la troppa modernità !

 

 

 

Probabilmente sarà necessario, in tutta fretta, lanciare una campagna di raccolta fondi, da destinare alla ricerca di un antidoto e poi di un vaccino, contro il dilagare della “epidemia cremazione”. Si sa infatti, come vanno queste cose, da un piccolo focolaio, circoscritto a pochi, il morbo dilaga rapidamente, divenendo incontrollabile e colpendo tutta la popolazione.

Non saprei classificare diversamente questo fenomeno che, soltanto alcuni anni orsono, era pressoché sconosciuto sul nostro territorio ed ora si ripropone quasi quotidianamente.

Del resto, e l’epidemia non può essere che così, non fa distinzione tra cattolici e laici, praticanti ed indifferenti, giovani ed anziani. Questa realtà è ancora più triste, in quanto mette allo scoperto la poca profondità teologica, l’assenza di spessore culturale, di motivazioni religiose consolidate, dei nostri cristiani, i quali osservando che tutti stanno andando in quella direzione, s’accodano alla fila.

Il corpo è l’unico strumento per essere vivi, visibili. Con il corpo si è in relazione con gli altri, con il corpo si esternano i sentimenti più belli, gli affetti, come del resto le azioni più nefande. Senza corpo noi non saremmo mai esistiti. Con il corpo diamo la vita ai nostri figli, alle future generazioni. Il corpo, lo si voglia o no, è compagno di viaggio, è collega amato, è curato, coccolato, ostentato; non parliamo poi di tutte le attenzioni estetiche. Certo che il corpo è anche sorgente di sofferenza, malattie, difficoltà, invecchiamento, quasi da farcelo, in alcuni casi, pensare nemico. Quanti vorrebbero fermare il tempo! Se aggiungiamo poi che, per i credenti, il corpo è tempio dello Spirito, sede dell’anima, allora comprendiamo perché con tanta cura, premura, attenzione, devozione, il corpo, divenuto esanime, veniva riposto, ed in parte lo è tuttora, in un luogo decoroso, dopo essere stato benedetto, incensato, onorato, con la partecipazione di parenti, amici e della comunità. Il corpo non è un giocattolo che, invecchiato, superato, rotto, inservibile, si butta!

Tutte le volte che partecipo ad un rito di commiato, mi viene spontanea questa riflessione. Osservo il sacerdote che prega, che s’inchina, che gira due volte intorno al corpo, prima con l’acqua benedetta e poi con l’incenso del turibolo, poi tra canti, è accompagnato alla porte della chiesa e qui, nuovamente benedetto e poi… via in fretta per essere buttato sul fuoco! Sì, perché cremazione, è una parola neutra, quasi gentile, che significa proprio questo: bruciare!

Non posso esimermi dall’associarlo - questo modo di procedere - al rituale macabro che si usa per un condannato a morte. Lo si veste coi vestiti più belli, puliti, stirati, lo si rimpinza con i cibi più succulenti e poi non gli si lascia neppure il tempo di digerirli che, zac… la testa non c’è più.

Non sarebbe più coerente per i defunti che vengono cremati, portarli direttamente al luogo a ciò deputato ed in seguito, o anche prima, “assente cadavere” celebrare l’eucarestia di suffragio, nella chiesa, alla presenza della comunità? Non mi soffermo poi, ad individuare le motivazioni di fede dei parenti che, in seguito, desiderano il sacerdote o il diacono per benedire le ceneri quando, finalmente, nelle fogge più disparate, arrivano al cimitero – per ora – poi sarà in casa, in giardino, in camera, nel bagno, in cima alla montagna, nel profondo del mare. Questa chiacchierata a voce alta, probabilmente, tra non molto, sarà decisamente superata, viste anche le “profonde e solide motivazioni” che la gente porta a sostegno e difesa della cremazione. La scena riportata dal Corriere della Sera, di mercoledì 17 febbraio scorso, dove si vede un sacerdote in abiti liturgici, benedire le ceneri, portate al cimitero in una “Moka”, non è che l’anticipo di cose strabilianti che la fantasia ci farà vedere in futuro. Per fortuna che c’è lo Spirito Santo, in cui noi cristiani crediamo fermamente, che, prima che ci estinguiamo, per la troppa modernità, saprà riportarci in carreggiata.

Zuliani Renato – Passons

22 febbraio 2016

Vai all'inizio della pagina