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Ai collaboratori parrocchiali

Stimatissimi Collaboratori,

vi invio i migliori auguri di Buona Pasqua nell’attesa di formularveli personalmente. La risurrezione del Signore è per noi il fondamento, l’aspetto più importante della fede, il motivo solido della nostra speranza.

Noi siamo destinati alla morte fisica, ma non a quella spirituale. La nostra esistenza, che ha avuto origine nella mente di Dio, sarà eterna, anche se nel corpo c’è un tempo che potrà, dai posteri essere documentato e datato.

 

La risurrezione del Signore è anticipo della nostra risurrezione; il battesimo ci ha inseriti in Cristo, formando con lui, un corpo misterioso, il Corpo mistico, risorto il Capo, - come insegna S. Paolo - risorgeranno anche le membra alla fine del mondo. La resurrezione però, assume anche un significato che s’incarna nel tempo, nell’ora, nel presente. E’ un invito a non scoraggiarci, a ricominciare, a sopportare le stranezze del nostro corpo e gli affanni del nostro spirito. Purtroppo molte volte siamo noi i primi a crearci queste difficoltà, frutto della nostra formazione, del carattere, dell’apertura o chiusura della nostra mente, o da ciò che assorbiamo dall’ambiente, dal sentire o dal ragionare della massa. Altre volte sono le persone che ci vivono accanto ad alimentare la nostra insofferenza, come pure la Comunità con i propri legami, con la pesantezza o l’esempio non sempre dei migliori e infine la società che sta marciando a gonfie vele verso valori che non contemplano lo spirito, la trascendenza, l’anima, Dio. Tutta ciò non aiuta, anzi invita a rinunciare, abbandonare.

Pasqua significa dunque: “Tieni duro, non mollare, non lasciarti condizionare, fidati del Signore!”

 

Carissimi, abbiamo proprio bisogno di fidarci un po’ più di Lui.

 

Ho ascoltato un sacerdote che diceva: “Noi cristiani facciamo tante preghiere, partecipiamo, all’eucarestia, ai sacramenti, a pellegrinaggi e a tante altre cose spirituali, pure con impegno, precisione, costanza però non ci convertiamo”. Se ci riflettiamo un po’ questo è tanto vero. Quante Pasque, Natali, Feste della Madonna e chi più ne ha più ne metta, ma generalmente siamo sempre uguali o quasi.

La conversione è come la crescita in statura di un bambino, si nota, risulta evidente, è visibile da tutti! Sia i buoni sentimenti sia i cattivi, per quanto noi facciamo, non restano nell’intimo, ma emergono in superficie, diventano visibili.

Chi ci vive accanto, in famiglia, in comunità,al lavoro se ne accorge.

In questo senso noi possiamo giudicarci! Ti accorgi tu, ci accorgiamo noi che, anno dopo anno, a livello di impegni comunitari, in mezzo a noi, qualcosa sta cambiando? Se sì, allora la parola “comunitaria” usata per l’eucarestia, la riconciliazione, l’unzione degli infermi, i battesimi… “acquista un senso, una pienezza, una caratteristica, una gioia che altri non hanno.

Il cammino è lungo e faticoso, ma questo è Pasqua: il ricominciare, il non perdersi d’animo, il rischio, l’avanti.

 

Ora, premesso che nessuno né può né è autorizzato a giudicare le intenzioni,

il profondo dell’anima,

 

nel terzo impegno quaresimale, quello comunitario, possiamo dire che c’è stata una leggera inversione, in senso positivo: ritiro spirituale, messa del giovedì, messa feriale del martedì o del venerdì, ma quanti di noi mancano ancora all’appello! Se la nostra comunità fosse una libera associazione, potremmo dire: “Io c’ero, gli altri se la vedano loro”, ma la nostra comunità è una famiglia, certamente particolare, ma è pur sempre una famiglia e ogni membro, anche se non ha lo stesso ruolo, è importante. La propria presenza non può che recar gioia, incoraggiamento a chi è già in cammino e tristezza la nostra assenza, soprattutto quando è prolungata!

Sempre per il concetto di famiglia, anche gli altri due impegni (personali e famigliari) andrebbero partecipati, sia nel successo che nel fallimento. Ma questa è già materia di università.

 

Ci accingiamo ora a percorrere l’ultimo tratto di strada che ci prepara alla Pasqua. L’invito che vi faccio è personale e caloroso. So che avete tanti impegni! “Marta, Marta tu ti affanni per troppe cose…”. Facciamo uno scatto, raccogliamo le nostre forze, dimostriamo di essere “tosti” ( non posso usare altre espressioni), dedichiamo una settimana al Signore, alla fine della fatica i primi ad essere contenti saremo proprio noi.

 

 

PROGRAMMA

 

Per offrire a tutti la possibilità di sedersi accanto a Gesù sia per raccontargli le nostre cose sia per stare in silenzio, in sua compagnia, impegneremo tre giorni e tre tempi diversi per l’adorazione:

 

LUNEDI’ dalle ore 16.00 alle 19.00

MARTEDI’ dalle ore 20.30 alle 22.30

MERCOLEDI’ dalle ore 9.00 alle 11.00

In cappella di san Martino, sarà esposto il Signore, nel Pane consacrato. In uno dei tre orari spero tu possa trovare il tempo.

 

MERCOLEDI’ alle ore 20.30, celebreremo tutti insieme il sacramento della Riconcilia-zione.

 

GIOVEDI’ alle ore 20.30, saremo attorno alla tavola – il cenacolo – per far compagnia a Gesù e celebrare l’eucarestia. Non possiamo mancare. C’era persino Giuda!!!

 

VENERDI’ alle ore 15.00, ci raccoglieremo in chiesa stupiti, sgomenti e commossi, per assistere all’amore che si consuma fino all’ultimo sangue per noi.

(Alla sera, alle ore 20.30, la tradizionale Via Crucis nel cortile e parco antistante la parrocchia).

 

SABATO alle ore 23.30, la Veglia Pasquale. Veglia, cioè attesa impaziente di un annuncio, di un avvenimento che, se compreso in profondità, cambierà la nostra vita.

 

Guai a noi se lunedì, martedì, mercoledì… poi, saremo come prima, avremo soltanto osservato e conservato la tradizione.

 

Il Signore ci aspetta, farà grandi cose in noi, preghiamo di aver la fortuna di lasciarlo lavorare.

 

BUONA  PASQUA  A  TUTTI

e  poi… corrano pure le uova

 

 

Come avrete già notato, non ci sono tutti gli orari delle varie celebrazioni, ma semplicemente quelli che, a mio parere, ritengo più importanti e significativi per noi collaboratori.

 Con affetto. don Rialdo e don Renato

 

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