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LAICO !

 

Laico. Sono un sostantivo strattonato da mille parti a seconda della convenienza o delle ideologie da far prevalere. Se poi divento un aggettivo, applicato a particolari sostantivi, allora apriti cielo! Eppure il mio significato è semplice. Derivo dalla parola “greca” λαόϛ che significa popolo (dizionario Treccani). Popolo è “Il complesso degli individui di uno stesso paese che, avendo origine, lingua, tradizioni religiose e culturali, istituti, leggi e ordinamenti comuni, sono costituiti in collettività etnica e nazionale, o formano comunque una nazione”. (Dizionario Treccani). Tutto quindi, fuorché singolo, individuo, escluso, vagante, apolide, sganciato dagli altri, eccentrico.

 

Lungo il corso degli anni, mi sono stati aggiunti altri significati sia religiosi che profani che hanno dato origine ad equivoci, divisioni, scontri appassionati. Il significato, oggi più in voga, è quello di “svincolato da ogni credo, ingerenza religiosa, professione di fede, politica, chiesa confessionale”. Anche il mio amico sostantivo “religione” - Complesso di credenze, sentimenti, riti che legano un individuo o un gruppo umano con ciò che esso ritiene sacro(dizionario Treccani), come pure il termine “sacro” - ciò che è connesso all’esperienza di una realtà totalmente diversa, rispetto alla quale l’uomo si sente radicalmente inferiore, subendone l’azione e restandone atterrito e insieme affascinato- (dizionario Treccani) stanno attraversando un brutto momento, perché, da molti, sono identificati con il Vaticano, la Chiesa cattolica, i vescovi, il clero, una tradizione oppressiva…

 

Il disappunto, per usare un eufemismo, potrebbe essere in parte giustificato, se consideriamo certe scelte o errori del passato – senza dimenticare però che ci sarebbero anche tante cose belle da elencare – ma non è il momento.  Ieri non è oggi e, nel frattempo, tanta acqua è passata sotto i ponti! E’ con l’oggi  che noi dobbiamo convivere nel migliore dei modi, con uno sguardo vigile rivolto al futuro. E’ il presente che noi dobbiamo affrontare con la sua complessità, la collaborazione, la difficile convivenza, tra persone con modi di vivere, filosofie, religioni differenti. Tirarsene fuori, proclamarsi agnostici, atei non serve. In fondo, credenti, atei, agnostici tutti professiamo, a modo nostro, una “religione” coi suoi riti, liturgie, testi, punti di riferimento, che si basano su assiomi, per definizione, razionalmente indimostrabili. Che fare allora? Restare impassibili? Metterci sotto una campana di vetro? Spogliarci di tutto? Sarà meglio, con buona pace per alcuni, ricorrere al sostantivo “democrazia” che, rispettoso del singolo, delle minoranze, dà l’ultima parola alla maggioranza.

 

Del resto, l’alberò non può dare frutti buoni se, di volta in volta, a parere del singolo o del gruppetto di passaggio, viene sfrondato o delle foglie, - non sono come vorrei - o dei rami - mi danno fastidio - o delle radici – ingombrano il mio terreno -. Non è tempo di dividere, spogliare, cancellare, ma al contrario, di abbondare, moltiplicare, offrire più possibilità perché ognuno possa trovare quello che cerca. Per favore, a difesa della propria tesi, non usiamo lo slogan “non urtare le sensibilità”. Quali? Quella del crocifisso appeso alla parete o quella di chi avendone diritto non trova lavoro? Quella di chi viene scippato in strada o derubato nell’intimità della propria casa? Quella di un certo gusto nel parlare, nel vestire, nello stare in compagnia o quella dei “barbari” di piazza di Spagna? E potremmo continuare… Basta col falso rispetto degli altri. Impariamo invece a convivere nella complessità. Diversamente, saremmo tutti bloccati. Infatti ogni giudizio, pronunciamento, decisione di chi presiede alla collettività – lo Stato con le sue Istituzioni - dovrebbero risultare asettici, equidistanti, neutrali… Impossibile! Lo Stato poi, troverebbe funzionari che in nome della laicità, rinunciano alle proprie idee, diventano non pensanti, imperturbabili nelle scelte, equidistanti da tutto e da tutti, soprattutto apolitici, a-religiosi, a-atei, a-agnostici? Suvvia, guardiamoci negli occhi, siamo della stessa pasta, dobbiamo convivere, è utile farlo bene ed in pace! Ognuno metta in comune il meglio di sé, delle sue intuizioni, capacità, peculiarità, accantonando dissapori, rivalità, visuali miopi, di parte e, come per incanto, ci ritroveremo in quell’Eden che la Bibbia riteneva irrimediabilmente perduto.

 

Renato Zuliani - Passons

 

 

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