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      Ottobre 2015

 

MISERICORDIA!

 

  

 Parola latina composta da miséreor “ho pietà” e cordis “del cuore”.     Sentimento per il quale la miseria altrui tocca il nostro cuore.

Il papa ha indetto l’anno della Misericordia, il giubileo della Misericordia. E’ un’occasione straordinaria per noi cristiani e per tutti gli uomini di buona volontà.

Riscoprire in noi la “virtù” della bontà, dell’aiuto, della compassione per chi ha più bisogno, per chi è più sfortunato di noi, può essere un bel programma per questo 2016, oramai alle porte. Misericordia é un sentimento di gratuità, che in casi eccezionali, sorge in ogni uomo, degno di tale nome. Tutti ci sentiamo vicini a coloro che sono colpiti dalle tragedie sia personali che comunitarie: guerre, attentati, alluvioni, terremoti, incidenti… Man mano però, che le cose si ridimensionano, o vengono ad oscurare i nostri interessi, tornaconti immediati o futuri, questo nobile sentimento si sfarina, si assottiglia e, nei peggiori dei casi, s’ecclissa del tutto.

 

DIO E’ MISERICORDIOSO

 

 

Partiamo dall’alto. Prima di tutto Dio è misericordioso. Egli è quello che avrebbe mille motivi in più di noi, per voltarci le spalle, per dirci “Andate a quel paese…” certamente non "andate al diavolo" perché non è da Lui!

Invece no.

Vecchio Testamento. 7Il Signore disse: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido… conosco le sue sofferenze. 8Sono sceso per liberarlo». Es. 3

«Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà…». Es. 34

 

Nuovo Testamento. 34"Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. 35Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri". Gv 13

"Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio". Mt 9.

34Gesù diceva: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno». Lc. 23

 

Cogliamo quest’aspetto di Dio per dimostrargli tutta la nostra riconoscenza e nello stesso tempo riflettiamo che non stiamo parlando di un’amenità, ma di un’attitudine preziosa, rara, da coltivare, custodire e potenziare gelosamente pure noi.

Come tutte le qualità eccelse non si trovano a buon mercato, non sono alla mercé di chi è più ricco, giovane, potente, di chi ha una buona parlantina, di chi sa fare il furbo…

Sono doni che vanno coltivati e che devono svilupparsi come l’esuberanza del corpo, nell’aspetto fisico. Del resto non si può pretendere che una persona “gracilina” sollevi una trave. Così sarà improbabile trovare se non occasionalmente, atteggiamenti  di perdono, fratellanza misericordia, collaborazione, in chi è abituato alla mollezza, al capriccio, al proprio tornaconto, o insegue soltanto quello che piace. Per noi cristiani, oltre ai mezzi comuni efficaci per tutti gli uomini, abbiamo a disposizione strumenti quali: la preghiera, il vademecum del Vangelo, i sacramenti, la comunità credente che, se compresi e usati nel senso giusto, sono un valido aiuto.

 

LA PARABOLA DEL BUON SAMARITANO

 

Questa parabola che ben evidenzia l’atteggiamento di Dio verso gli uomini, divenga lo sprone per ognuno di noi nell’imitare il comportamento di Dio. Auguriamoci che, più volte nella vita, possiamo essere il buon samaritano, l’uomo misericordioso!

 

30Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. 31Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. 32Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. 33Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. 34Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. 35Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all'albergatore, dicendo: «Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno». 36Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». 37Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va' e anche tu fa' così». Lc. 10

 

L’uomo che va “dall’alba al tramonto della vita” sono io. Lungo la strada sono coinvolto in diverse avventure: piacevoli, esaltanti, insignificanti, pesanti, dolorose, negative.

Tanti passano accanto a me. Pure il loro atteggiamento è diverso, dipende dall’intensità affettiva, dall’amicizia, dalla professionalità, dal tempo, dalle circostanze. Proviamo a scorrere davanti ai nostri occhi, per quanto è possibile, le tante persone incontrate. Ci accorgeremo che non tutto è negativo, spiacevole, da dimenticare, ma ci sono anche tante esperienze che hanno dato forza, ristoro e sollievo al nostro comminare.

Può capitare di imbatterci nei briganti che ci spogliano del bello, del buono, della speranza che c’è in noi e ci abbandonino feriti, sul ciglio della strada. Ci sarà un samaritano anche per noi? Nella speranza che ci sia, seguiamo il consiglio di Gesù che ci suggerisce di imparare da lui a fare altrettanto.

 

Tanti Samaritani, tante probabilità di un mondo migliore!

 

ESSERE SAMARITANI

 in famiglia, con gli amici, nella propria comunità, nella società.

 

Bel compito, affascinante, interessante, faticoso ma ricco di una soddisfazione e pace interiore che nessun brigante ci potrà mai rapinare. L’immagine del sasso gettato nello stagno che produce nell’acqua cerchi concentrici, fa al nostro caso. Uno è il sasso, uno è il punto di partenza, ma diverso è lo spazio che l’onda raggiunge.

Ognuno di noi, in quest’anno particolare, ci pensi, rifletta e poi decida, iniziando - per alcuni o per molti, continuando - ad essere il sassolino della Misericordia, dal cuore aperto alla compassione, alla benevolenza, alla gratuità, alla carità, al perdono, alla magnanimità.

Se tutti, o molti, faremo così, sarà uno scenario meraviglioso di onde che s’incrociano, si accavallano, si uniscono, si fondono.

 

 

Stimatissimi compaesani di Passons,

noi partiamo in svantaggio, causato sia dal provenire da esperienze e luoghi diversi, sia dal territorio che ci divide su tre comuni, sia dalla vicinanza alla città. Tutto questo esaspera l’individualismo che ci porta a rinchiuderci nel nostro piccolo nucleo famigliare o in una ristrettissima cerchia di amici. La scarsa conoscenza delle persone, come pure il debole senso di appartenenza al paese, ci rendono più solidali, misericordiosi, coinvolti con i problemi del mondo - grazie alla TV - che non col nostro piccolo, ma reale, luogo di incarnazione. “Cittadini del mondo” è una bella frase ad effetto. Anche l’aereo che spazia nei cieli infiniti ha bisogno di una pista d’atterraggio solida, concreta, riconoscibile. Impariamo ad amare “la nostra pista” a renderla sempre più efficiente, sicura, pronta ad ogni evenienza e da essa, voliamo pure verso mete lontane.

La solidarietà ha mantenuto in vita famiglie, paesi, nazioni, mentre l’egoismo, l’indifferenza, la solitudine hanno affossato, un po’ alla volta, realtà ritenute indistruttibili.

  

Buon lavoro per tutti, nell’anno della Misericordia.

 

don Renato - parroco

 

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