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Lettera ai genitori dei CRESIMATI

Cresima 2012

Anno 2012 – 16 dicembre

   

Stimatissimi Genitori dei CRESIMATI

 

Queste pagine, che non vanno lette tutte d’un fiato, col pericolo di restar in apnea, sono un tentativo di comunicarvi, in maniera confusa e per sommi capi, quello che abbiamo riflettuto con i vostri figli, in vista della preparazione al sacramento della Confermazione-Cresima.

 

     Lo scopo principale di tutto il percorso è stato quello di evidenziare che la Fede cristiana è prima di tutto e soprattutto, l’incontro con Cristo che ci ama. Quest’incontro avviene anche attraverso gli intermediari che siete voi, i sacerdoti, i religiosi, gli uomini di Chiesa in genere, le strutture, l’incarnazione nella società e nel tempo del popolo di Dio-la Chiesa.

     Tutti questi soggetti essendo umani possono essere fallaci, contraddittori, di cattivo esempio o veramente persone sante da ammirare ed imitare.

    Tuttavia, niente deve distoglierci - né di bello né di brutto - da Lui che è il vero senso del nostro essere cristiani, suoi seguaci, collaboratori ed amici.

Di spontanee crescono solo le erbacce o gli alberi selvatici, perciò, perché questo avvenga, occorre una spiritualità profonda, ben formata, e continuamente nutrita alla mensa della Parola e del Pane.

  

Nello spirito di collaborazione, di cui sempre parliamo, attendo un vostro commento, una critica, un’osservazione, un’approvazione.  

        don Renato - parroco

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Stimatissimi Genitori dei Cresimati,

siamo giunti alla conclusione del cammino in preparazione al sacramento della Confermazione-Cresima.

Ci siamo incontrati una volta alla settimana, fatta salva la pausa estiva, e dal 3 dicembre, ogni sera dalle ore 21.00 alle 22.00. Quest’orario è stato obbligato dai vari impegni dei vostri ragazzi.

Essendo il numero rilevante, abbiamo subito chiarito la serietà degli incontri, troncando sul nascere chi stava prendendo sottogamba il nostro impegno. Al di là di qualche sbavatura di alcuni, possiamo dire di esserci impegnati, data la tarda ora, al meglio delle nostre energie.

Abbiamo messo in evidenza la finalità degli incontri.

Siamo qui per conoscere il messaggio di Gesù. Per scoprire se sia interessante e quindi debba essere seguito oppure dica niente di nuovo, di diverso da quello che predicano tutti o, ancora, se troppo impegnativo per noi, sia da abbandonare o quantomeno da rinviare”.

Abbiamo messo al bando, fin dal principio, chiacchiere o critiche sui preti, sul Vaticano, sulla ricchezza della Chiesa – argomenti per altro conosciuti – ma che avrebbero sviato il nostro scopo che era ed è Gesù.

 Si siamo serviti della Bibbia che avete loro regalato, personalizzandola. In modo particolare abbiamo sfogliato i vangeli in tutti quei passi che avallano i nostri argomenti.

 Cristo è venuto ad instaurare un regno che non ha territorio, non confini, non particolarità di razza o di censo sociale, ma è aperto a tutti, a quelli che liberamente scelgono.

 Purtroppo, tanti si sono trovati dentro questo regno senza libera scelta, intruppati dalla tradizione o forse, da convenienze.

 Ciò ha reso e rende questo Regno – la Chiesa – meno trasparente, luce offuscata e sale un po’ insipido. Una simile realtà - per un’umanità che è alla ricerca del senso della vita, della giustizia, della pace, di un’esistenza degna di questo nome, meritevole di essere vissuta con gratitudine - crea grosse difficoltà di accostamento per chi sarebbe incuriosito ed interessato. Perciò, forse anche a causa nostra, non trovando nella comunità quello che s’aspetta, va a cercare altrove.

 Abbiamo scoperto che Dio s’è fatto uomo, proprio per essere al nostro livello e quindi capace di dialogare ed interferire con noi. Non ha disdegnato di sporcarsi le mani, di farsi umile.

 Una delle prime cose che abbiamo notato è la compassione che ha provato nei nostri confronti, perché molto spesso siamo uomini sballottati, in balia dei più forti o più furbi o ingannati con promesse di felicità a poco prezzo. Pecore senza pastore, ma con molti mercenari.

Quello che ci ha impressionato di più però, è stato il fatto che Cristo ha rivolto a tutti noi, meglio ancora a ciascuno, questa domanda:

“Vuoi tu, darmi una mano in questo progetto che ho in mente in favore dell’umanità?”

 Di fronte a questo interrogativo il discorso s’è fatto personale. “Sì, si è rivolto proprio a me! A me che penso soltanto ai fatti miei! A me che preferisco dormire la domenica oppure andare a divertirmi al mare o ai monti! A me che impegno quasi tutto il tempo libero, e anche di più, nello sport, nei vari hobby! A me che son qui e non so bene neppure perché!

 Che cosa potevo rispondere? Superficialmente, sarebbe stato facile; ma seriamente? Con coscienza?

 Per il momento ho preferito andare oltre nei vari argomenti, anche se quella domanda mi ritorna continuamente alla mente. Posso dire di non aver tempo proprio a Lui che è venuto da lontano a cercare me, a chiedere la mia collaborazione?

 Se dirò di sì, ci saranno necessariamente alcune cose che dovrò cambiare sia a livello personale che comunitario.

 Prima di tutto sarà utile perfezionare la mia preparazione umana e cristiana e poi uscire dal mio calduccio, per un serio impegno comunitario. Non potrò più ragionare come fossi io soltanto, allo stesso modo che accadrà quando farò famiglia!

 Certamente, andrò incontro a gioie e sofferenze, felicità ed amarezze, - questa è la vita - ma Cristo mi ha promesso il suo aiuto, il suo Spirito e non mi lascerà solo”.

 Vangelo alla mano, abbiamo prima esaminato le caratteristiche che Cristo propone per una crescita armonica ed equilibrata poi siamo passati all’aspetto comunitario. Questa seconda parte ha assorbito la maggior parte del nostro tempo e del nostro impegno. (Vedi foglio dei cresimandi).

 Concludendo questo rapido percorso, - più ci inoltravamo nella conoscenza e nella discussione e più ci rendevamo conto della necessità di avere a disposizione maggior tempo - ma oramai, il programma era fatto e la data stabilita (!).

 Abbiamo chiarito molto bene la differenza che c’è tra fede e religione.

 FEDE. Significa rapporto, conoscenza, fiducia, lealtà, collaborazione, persone che si guardano negli occhi, s’intuiscono, si capiscono al volo, si amano, si cercano, si attendono con ansia, godono dei successi, si rattristano delle mancanze…

 RELIGIONE.  E’l’aspetto esteriore che la fede necessariamente comporta ed esige.

 Fede è il pensiero; religione è la parola, i fatti che la esprimono.

 Abbiamo evidenziato che non ci può essere fede senza religione, mentre la religione può essere priva di fede, vuota, solo esteriorità.

 Semplice? Per niente. O meglio semplice a capire, ma non ad attualizzare. Abbiamo scoperto, ed abbiamo dovuto riconoscerlo, che spesso siamo più cultori della religione che della fede. Partecipiamo, quando ci va o quando non abbiamo altro da fare, ai riti, alle tradizioni, alle scadenze religiose, ma alle volte, il nostro pensiero ed il nostro cuore è altrove. Tutto ci sembra ripetitivo, lungo, barboso. Anche i nostri discorsi su Dio, sulla Chiesa… riguardano più gli aspetti materiali, i difetti degli uomini di Chiesa che un approccio interessante, incuriosito al messaggio evangelico.

 Così facendo non diamo niente a Dio e serve poco anche a noi, perché difficilmente ci mettiamo in crisi, c’interroghiamo, ci disponiamo al meglio, al vero incontro con Lui.

 Ci siamo interrogati anche su di voi, sul vostro esempio, su quello che religiosamente ci avete e ci state trasmettendo. Fede o religione? L’amore di Dio o le regole della tradizione, della Chiesa? L’interiorità unita all’esteriorità o più una preoccupazione formale? Accade di leggere il vangelo insieme, commentare una pagina, come si fa sui fatti di cronaca? Viviamo momenti speciali, episodi che suscitano la nostra ammirazione nei vostri confronti, che ci fanno riflettere, che evidenziando, alle volte, la nostra superficialità come invece avviene per quello che attiene alle realtà umane? Certamente un po’ sì e un po’ no.

 Tutto questo però, - e l’abbiamo ribadito più volte, - l’abbiamo pensato non per andare alla ricerca di colpevoli, per addossare ad altri responsabilità, per accampare scuse, ma per evidenziare e renderci conto in concreto, di quanta poca rilevanza, generalmente, abbia la fede nelle famiglie e nella nostra società. A livello personale, solo Dio è in grado di giudicare la fede, mentre nel risvolto comunitario può essere esposta al giudizio di tutti. Se la fede fosse come l’IMU, per esempio, potremmo anche disinteressarci di che cosa sia, di come si calcoli, di dove si paghi, sarebbe sufficiente affidarci ad un bravo commercialista e, dietro ricompensa, lui farebbe per noi ciò che dovremmo fare personalmente. Per la fede non è così!

 Un parametro semplicissimo per capire se i nostri atti sono di fede o di religione è quello di confrontare i nostri comportamenti e compararli con quelli che teniamo in famiglia. E’ un regolamento, stillato magari insieme, a determinare il modo di essere, di vivere, di comportarsi, di relazionarsi tra familiari? Oppure, pur avendo necessariamente individuato alcune norme, è l’amore che condisce atteggiamenti, dialoghi, servizi, collaborazione?  E’ l’amore!

 L’amore che fa gioire delle cose belle, dei successi, dei piccoli gesti, delle presenze e, al contrario, fa soffrire, essere tristi, bisognosi del perdono vicendevole, per atteggiamenti, risposte, parole sbagliate. Seguendo questo modello saremo sulla strada giusta anche nella nostra fede e nei rapporti con la comunità cristiana!

 Infine, augurandoci di rispondere affermativamente all’appello di Cristo, abbiamo individuato quattro perle che, custodite gelosamente, ci saranno preziose per arricchire costantemente la nostra vita futura.

   1. La partecipazione all’eucarestia domenicale.

 Essa non deve essere un obbligo, ma un’esigenza. E’ il Padre che ci convoca. Dopo sei giorni di lavoro, di relazioni, tra fatiche, gioie, sconfitte, successi, Egli desidera che anch’io mi sieda a tavola con gli altri, con quelli che come me, hanno scelto di dargli una mano. Desidera vederci, sentirci parlare, raccontare le nostre avventure, conversare insieme. Questa è la vera sua gioia. Questa è la giusta lode che Lui desidera. Contemplarci tutti insieme, sereni, contenti, gioiosi. Quando uno di noi non c’è, anche se la chiesa è stracolma, il nostro posto resta vuoto!

 Se riusciremo a pensarlo così, questo giorno, lo attenderemo con ansia - anche se non sempre sarà così intensa – alla maniera in cui attendiamo il trovarci in famiglia, tra amici, con le persone care.

 “Devo andare a messa? Quale è la più comoda? Con quale prete?” Diverranno discorsi superati, ammuffiti, che sanno più di obbligo, di tradizione, di routine che di comprensione, convinzione, consapevolezza di ciò che mi accingo a celebrare.

 “Il Signore non è lo stesso in tutte le chiese?” Altra affermazione frequente!

 Sì. Però questo è il ragionamento di chi non ha una casa, non ha amici, non ha relazioni personali, perciò chiesa, prete, gente l’uno vale l’altra! E’ soltanto religione.

 Abbiamo costruito poi, perché alcuni concetti e comportamenti s’imprimano più efficacemente nella nostra mente, una parabola. Le “tre sporte” da portare alla chiesa.

 La prima sporta in cui raccogliere le cose sporche della settimana per l’atto penitenziale. Sarà come fare il bucato. Ma non in modo sbrigativo, sbagliando programma o misure. L’atto penitenziale si conclude in chiesa, ma deve iniziare già a casa, durante la settimana. Solo così sarà utile, perché sarà un individuare errori concreti, mancanze precise, difetti che crescono, omissioni che abbondano. Diversamente quest’atto lascerà il tempo che trova. Infatti, per alcuni l’atto penitenziale è un modo per iniziare la messa, senza molta importanza, abitudinario, quindi se capita di arrivare qualche istante dopo, non ha nessuna rilevanza.

 “Confesso a Dio onnipotente e a voi fratelli che siete qui con me…” Immaginate che novità rivoluzionaria, che progresso umano e spirituale ci sarebbero se, guardandoci in faccia, lo rendessimo veramente credibile in chiesa e, ancor più, se tornati a casa, ci chiedessimo perdono l’un l’altro per le “magagne” settimanali commesse tra di noi famigliari!

 La seconda sporta è quella con i regali. Tutti abbiamo sperimentato la curiosità, l’attesa, la gioia, o la delusione, per chi, tornando da un viaggio, una vacanza, ci porta dei regali, un ricordino…, come, se graditi, osserviamo la soddisfazione di colui che ce li porta. Questo è il vero offertorio!

 Noi abbiamo rattrappito, quasi svuotato questo momento e ridotto al gesto dei chierichetti che portano all’altare il pane ed il vivo o alle persone che passano per i banchi a raccogliere la questua. Che tristezza!

 E’ l’attimo in cui i fedeli portano con gioia, quello che hanno raccolto nella settimana, non in denaro, ma in opere di testimonianza. Se personalmente compirò questo gesto con serietà e convinzione, m’accorgerò che alle volte ho molto da portare, altre poco, altre niente. In questo modo, ogni offertorio sarà differente. Diverrà modello il servo dei cinque talenti che, orgoglioso di averne guadagnati altri cinque, attende con trepidazione il ritorno del padrone per dimostrargli la sua bravura! Portare fisicamente l’offerta nel cestino ai piedi dell’altare esprime splendidamente questo concetto. Purtroppo diversi ancora non l’hanno capito e, mentre alcuni non offrono niente, altri, stando seduti comodamente sul banco, mandano i bambini, quasi fosse un gioco, un diversivo a portare quello che dovrebbe essere l’orgoglio di portare ognuno personalmente! Il denaro deposto nel cestino è più di una questua diviene ciò che io e il Signore sappiamo di offrire e di ricevere!

 La terza sporta è quella più bella e pulita. Servirà per portare a casa i doni che il Signore ci prepara. Egli sa che sarei venuto, e conoscendo ciò che mi servirà durante la nuova settimana, me li ha preparati. Saranno la riserva che mi aiuterà a sopportare la fatica, le avventure, le contrarietà e le gioie dei giorni feriali. A quel Signore tornerò grato, sette giorni dopo, augurandomi di essere ancora più ricco, disponibile e maturo nella collaborazione.

    2.  La Riconciliazione.

 Domandar perdono al Signore lo si può fare sempre, in ogni tempo, luogo e situazione, ma la Riconciliazione comunitaria esprime meglio il concetto di famiglia, di paternità, di legame con gli altri. Mi obbliga al confronto. Mi espone all’umiltà dell’essere visibile. Mi fa ricordare che oltre al Padre ci sono i fratelli. Mi ricorda gli impegni che ho assunto della collaborazione, dell’accettazione di chi c’è, comunque.

 Troppo facile vedersela da soli con Dio, che tra l’altro, tace.

 In famiglia, se desidero essere in pace ed in armonia con tutti, non m’interrogo davanti allo specchio, ma mi confronto con i familiari che alle volte mi contestano, mi fanno restar male, mi fanno piangere. Ma poi ci sono la riconciliazione, l’abbraccio, il sorriso, almeno si spera! Così, anche se in forma molto diversa, dovrebbe avvenire nella comunità cristiana.

 Salve le esigenze di ciascuno, saggio sarebbe riconciliarci con Dio e con la comunità in occasione del Natale, della Pasqua e della Festa della Madonna. Questo grande sacramento, forse perché mal compreso o spiegato, è stato messo alla porta da tanti cristiani. Se conoscessimo un luogo dove i nostri debiti o i nostri malanni vengono azzerati, correremmo a piedi nudi! La riconciliazione ci riporta tutti al nastro di partenza, dandoci la possibilità di ripetere la gara antecedentemente fallita.

   3.  Il Vangelo.

 Anche in questo caso usiamo un’immagine, quella dell’orologio, del portafoglio, del telefonino. Li abbiamo sempre a portata di mano!

 Possono il Vangelo, la Parola di Dio essere i grandi sconosciuti mentre sto dicendo a Cristo che, per quanto sono le mie capacità, voglio essere tra coloro che gli danno una mano nella comunità in cui vivo? Quando dico: “Se ho tempo lo faccio” significa che l’argomento ha per me, scarso valore.

 Cari genitori, per loro ammissione, i vostri figli erano, nella maggioranza, all’oscuro di molte pagine del Vangelo. Fossero, ma non lo sono più, dei bambini, hanno 18 anni, hanno raggiunta la maggior età e “sanno di greco e di latino…eppure”!  E voi, che avete qualche carnevale in più, che dimestichezza avete con quelle pagine?

   4. La Comunità.

 Singolo e comunità sono il dritto e il rovescio della stessa medaglia. Ci siamo soffermati a lungo sull’aspetto personale, la crescita, il carattere, i talenti, la preparazione alla vita, alla famiglia… “Ognuno va al mulino con il proprio sacco, perciò procura di averlo pieno, traboccante di buon grano” è stata la frase ricorrente.

 Non è vita però, se non ci sono le relazioni, gli affetti, i sentimenti. Senza famiglia neppure l’amore umano è completo.

 “Sono d’accordo, - altra obiezione - ma io scelgo chi voglio, quando voglio, come voglio, per quanto tempo voglio”. Certo, si è liberi di farlo, ma questo non è Vangelo. In esso, di questi ragionamenti non si trovano tracce! Anche se, il cristiano non esclude nessuno né impedisce ad alcuno di essere un amico, un collaboratore, uno che, in altro modo, patisce e si spende per il bene.

 Alla fine di questo breve, seppur intenso cammino, ogni cresimando è stato messo di fronte alla propria responsabilità. Non si tratta di “fregare” o “soddisfare” qualcuno, ma di scegliere.

 Queste sono state le parole conclusive.

 “Ora ragazzi, tocca a voi, la risposta è nelle vostre mani. Il sì o il no devono essere una libera scelta, non c’è spazio per il nì, il forse, il vedremo. E’ tempo di scegliere e di essere coerenti. La Chiesa ha bisogno di voi, della vostra freschezza, gioia di vivere, voglia di cambiare il mondo. Siate il volto splendente, il braccio forte, la speranza della Comunità cristiana di oggi e del domani”

 “Vuoi tu, darmi una mano in questo progetto che ho in mente in favore dell’umanità?”

 

Stimati Genitori,

 essere collaboratori del Signore non è un obbligo, è una grazia, una fortuna. Scoprire ed amare Cristo è il vero terno al lotto. Tutto poi, diverrà conseguenza! Chi più di voi può capire queste cose; voi che le vivete e sperimentate ogni giorno? Non si può imporre la fede nè l’amore. Tuttavia, se insegnate a cercare, ad ascoltare, ad essere sensibili, a stupirsi, a porsi delle domande sul senso della vita, del perdono, della collaborazione, del sacrificio, a guardar dentro e fuori se stessi, Cristo, prima o poi, si farà sentire. Lui che ama tutti e si trova già in ognuno di noi, in ognuno dei vostri figli. I vostri giovani sono sani, robusti, colti - alcuni un po’ meno – hanno mille mezzi a disposizione, mille possibilità. Hanno davanti un orizzonte un po’ cupo, ma quante volte non è stato così nella storia? Ce la faranno. Preoccupatevi pero, aiutandoli per quanto sta in voi, a riempire ed arricchire “l’aspetto spirituale, morale, fondativo del senso della vita”.

 Sono ancora giovani, esuberanti, sognatori, inesperti, creduloni, faciloni… forse è giusto che sia così, vivano la loro giovinezza! Mi sembra però, almeno per alcuni, che l’interiorità sia ancora troppo in embrione, asfittica, bisognosa di ricostituente. Non aspettiamo che sia troppo tardi. Se possiamo, aiutiamoli! Non caricateli di troppe attività, servono solo per fiaccarli e coprire “altre esigenze” che non trovano spazio per emergere e, quando lo faranno, potrebbe essere tardi, certamente sarà più faticoso, affrontarle e risolverle.

 Essere Genitori è una vocazione che, ieri come oggi, è sempre stata difficile, ricca di soddisfazioni, ma anche di spine sofferenze, preoccupazioni, Sappiate però una cosa fondamentale: Dio ama i vostri figli, si interessa a loro e troverà la strada per farsi capire ed incontrare. 

don Renato - parroco

 

A proposito. Ama pure voi, anche se vi vergognate un po’, di ammetterlo o farlo capire. Scopritelo un po’ meglio, lo troverete interessante e lo annovererete come il migliore, tra i vostri amici. Però è tempo di darvi una mossa. Bando a piagnistei, sì, forse, ma. Cercatelo, invocatelo, brontolate con Lui, dissentite, strattonatelo, ditegli che si svegli, si aggiorni ai tempi moderni, ma fidatevi di Lui.

 

Già lo sa che seguirlo è martirio: “Chi vuol venire dietro di me prenda la sua croce e mi segua”. Mt. 16,24. Però, è una guida sicura. Con Lui si raggiungerà la vetta, non ci si smarrirà nei dirupi!

 

Questa frase, scritta da una ragazza con la mano tremante, su un bigliettino posto sul tavolo, prima di “andarsene”, illumini il vostro agire nei confronti dei vostri figli:

 “Mi avete dato il necessario, spesso il superfluo, mai il fondamentale!”

 

Il fondamentale! Dio vi benedica e vi assista con il suo Spirito, in questo arduo compito. Col tempo, i vostri figli potrebbero diventare più bravi e sapienti di voi, fare cose eccellenti, evitare errori che noi abbiamo fatto, ma voi, anche se con qualche ruga sul volto, sarete sempre per loro “il mio papà, la mia mamma!”                                                                                                                  

 don Renato - parroco

  

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